Secessione unilaterale, la Serbia perde il Kosovo

bROMA. /bbOrmai l'indipendenza del Kosovo da Belgrado è questione di ore. Nonostante le reticenze dei giorni scorsi, ieri il premier kosovaro Hasim Thaci ha confermato, seppur indirettamente, che da oggi la regione sarà indipendente, rispettando cosi la volontà popolare. Toccherà a una sessione parlamentare, oggi 17 alle 17, quasi una scelta scarmantica, formalizzare la dichiarazione unilaterale d'indipendenza della provincia a maggioranza albanese. Ma Thaci ha anche promesso «un giorno di calma, comprensione e impegno». La tensione però, nonostante il giorno di festa, è alta. E anche se il governo di Pristina, confortato dal comando Nato (Kfor) e dall'amministrazione Onu (Unmik), grida rassicurazioni ai quattro venti.BR /b Da Belgrado continuano le voci minacciose che, dopo aver promesso ritorsioni diplomatiche contro chi riconoscerà il nuovo stato, hanno preso di mira la missione europea. La tensione è forte ovviamente tra la minoranza serba, in particolare a Kosovska Mitrovica, la città simbolo di un paese spezzato e che è divisa dal famoso ponte sull'Ibar già teatro di incidenti. Da un parte 80mila albanesi, di là 40mila serbi. Tensione alta tanto che si è parlato anche di una strategia segreta concordata dai leader locali con Belgrado per rispondere all'indipendenza unilaterale. Quel che pare certo è che ci sarà un'assemblea dei serbi del Kosovo a Mitrovica Nord per respingere la secessione e confermare i legami con la Serbia. Un fatto che preluderebbe alla formazione di un coordinamento fra tutte le enclavi serbe che avrebbero anche intenzione, ma sono ipotesi, di espellere i rappresentanti delle missioni internazionali ormai ritenuti troppo schiacciati sul «nemico» albanese. I nostri militari, dal «Villaggio Italia» di Belo Polje (sono parte della missione Kfor), staranno con gli «occhi aperti» anche se al momento la situazione appare tranquilla. Resta alto però il livello di attenzione e vigilanza.BR Anche sul fronte diplomatico il nervosismo è palpabile: la Casa Bianca ha fatto sapere che attenderà gli sviluppi della vicenda prima di pronunciarsi sull'indipendenza. Ma la posizione americana è nota e già venerdi il portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormack, aveva sottolineato che per Washington è importante «giungere a una qualche conclusione definitiva sullo status. Una qualche forma di indipendenza con supervisione darà vita a una regione più stabile e pacifica».BR Sul fronte europeo invece i toni sono discordi. A parte il fronte del «no» (Cipro, Grecia, Romania, Bulgaria, Slovacchia e Spagna che ieri ha reiterato la sua contrarietà all'indipendenza proprio perché «unilaterale») gli occhi sono puntati sulla riunione dei ministri degli Esteri di domani a Bruxelles. Dopo che si era parlato di una «dichiarazione congiunta» di Italia, Germania, Gran Bretagna e Francia, l'orientamento sembra adesso più prudente. Molto probabilmente si punterà soprattutto alla dichiarazione a 27, che dovrebbe limitarsi a una «presa d'atto» dell'indipendenza. I quattro invece potrebbero fare una dichiarazione ognuno per suo conto. «Ciò consentirà ad ogni paese - spiega una fonte diplomatica - di cantare ognuno la sua musica e l'Italia non suona la stessa di Londra». «Prima del pomeriggio comunque - aggiunge - non si saprà nulla. Si lavorerà nelle commissioni e poi a pranzo, il vero momento cruciale in cui si tireranno le somme». Lo sforzo maggiore sarà comunque su una piattaforma comune a 27.BR La Ue ha nominato l'olandese Pieter Feith inviato speciale nella provincia serba che da oggi sarà uno stato indipendente.BR