L'inchiesta, una sola pista e tanto silenzio

b GARLASCO./bb Sei mesi di silenzi, omissioni e depistaggi. E' il quadro delle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, la giovane laureata in economia massacrata il 13 agosto nella villa dei genitori, in via Pascoli. Aveva 26 anni. Un'indagine che, dopo centinaia di interrogatori e decine di esami scientifici eseguiti dai Ris di Parma, ha individuato un presunto colpevole: il fidanzato Alberto Stasi. Uno studente di economia di 24 anni che incredibilmente avrebbe agito da solo. Sarebbe arrivato come un fantasma nella villa, avrebbe massacrato la fidanzata e sarebbe fuggito in sella alla sua bicicletta dalla parte opposta di Garlasco. Magari con gli abiti sporchi di sangue e con l'arma del delitto rinchiusi in un sacchetto di plastica legato al manubrio.BR /b Questa è infatti la verità secondo la procura di Vigevano. Il resto, prima di tutto l'ormai famosa bicicicletta da donna nera appoggiata al muro della villa e notata dalla vicina, non è stato giudicato importante a livello investigativo.BR Lo studente della Bocconi resta quindi l'unico indagato in un'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della repubblica Rosa Muscio che, tutto sommato, rischia di non convincere. Gli investigatori hanno puntato decisamente sul fidanzato della giovane che era stato l'ultimo a vederla viva ed aveva anche trovato il corpo steso sulle scale che scendono alla taverna. Forse altre piste sono state scartate con fretta eccessiva. E, prima di tutto, quella dell'esistenza di almeno un complice. Il piano preciso per massacrare Chiara Poggi potrebbe essere stato studiato e realizzato da un gruppo di persone. E almeno una parte di questi complici potrebbe aver contribuito anche ai depistaggi avvenuti durante gli interrogatori con una serie di coperture reciproche soprattutto su tempi, circostanze e descrizione del rapporto sentimentale tra Chiara Poggi e Alberto Stasi. Un rapporto che sembra non fosse cosi idilliaco come è emerso dall'inchiesta.BR Numerose testimonianze non hanno convinto i carabinieri che non sono riusciti a far crollare il muro di 'protezione" alzato sia da qualche parente che dagli amici. E' opinione diffusa che la verità di stata nascosta e che, in paese, diversi protagonisti del giallo di via Pascoli sappiano cosa sia successo quella maledetta mattina del 13 agosto. Ma nessuno ha il coraggio di parlare e di raccontare almeno una parte di verità che potrebbe portare alla soluzione del mistero. L'inchiesta sembra quindi chiusa intorno ad Alberto Stasi a meno di clamorose novità che, per il momento, non si intravedono all'orizzonte.BR La procura della repubblica di Vigevano chiederà la proroga delle indagini di altri sei mesi in attesa dell'arrivo dei risultati di alcuni esami tridimensionali effettuati all'interno della villa di via Pascoli dagli esperti del Politecnico di Torino. Rilievi eseguiti per scoprire se Alberto Stasi sia potuto entrare nella villa, scoprire il corpo di Chiara Poggi e uscire senza nemmeno sporcarsi le scarpe di sangue. Questa è infatti una delle carte principali nelle mani dell'accusa.BR Nei prossimi giorni potrebbero anche essere interrogati di nuovo alcuni amici di Alberto Stasi.BR