In carcere Licciardi, boss della camorra
BR bNAPOLI. /bLo hanno sorpreso alla 4 del mattino in una villetta a Cuma (Napoli). A aprire la porta ai poliziotti, che gli davano la caccia dal 2003, è stato proprio lui, Vincenzo Licciardi, boss della camorra più ricca e sanguinaria, capo strategico dell'Alleanza di Secondigliano.BR Tra i trenta latitanti più pericolosi d'Italia, sentiva ormai il fiato sul collo degli investigatori. Non ha opposto resistenza ed era senza armi quando gli agenti, senza sfondare, se lo sono trovati davanti dopo aver circondato la casa. Con lui c'erano la moglie e due amici, arrestati per favoreggiamento.BR Nella villetta sono stati rinvenuti solo alcuni «pizzini» con i quali il boss, che per prudenza ormai non utilizzava più i cellulari, comunicava con parenti e affiliati.BR Licciardi era ricercato da quando non si era recato alla colonia agricola, misura di sicurezza impostagli dai giudici nel 2003 e sul suo nome pende ancora una condanna a 14 anni per associazione mafiosa.BR La sua cattura è considerata un duro colpo a quell'asse criminale che regna nella periferia nord di Napoli, da Secondigliano fino all'area di Giugliano. E segue di due mesi l'arresto di Edoardo Contini, che insieme a Licciardi di quell'asse camorristico era autentica mente finanziaria. Il clan aveva da anni messo in piedi un cartello che a Napoli aveva solo la sua base di riferimento ma che aveva inondato di capitali almeno dieci Paesi sparsi nel mondo. L'Alleanza di Secondigliano e in particolare la cosca dei Licciardi, da alcuni decenni infatti aveva cambiato pelle, assumendo un profilo imprenditoriale e smarcandosi gradualmente dal modello tradizionale e più grossolano del clan che detta legge con droga, estorsioni. E con gli omicidi. I solidi proventi delle attività criminali erano stati investiti infatti nella produzione e nel commercio di ogni tipo di merce, capi di abbigliamento in finta pelle, su tutti. Ma anche posateria, trapani elettrici, fabbricati. Un impero con addentellati in dieci paesi: oltre che in Italia, anche in Cina, Turchia, e una rete di 'magliari" estesa in Germania, Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Austria, Spagna, Australia, Canada e Stati Uniti.BR Del resto, come ha riferito ieri il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore, risultano alle indagini intercettazioni telefoniche risalenti al 1989 nei confronti di esponenti del clan Licciardi. Trascrizioni che dimostrano come l'organizzazione, nei giorni della caduta del Muro di Berlino, avesse fiutato i nuovi mercati della ex Germania est.BR In sostanza gli uomini dei clan colsero in tempo reale l'opportunità che si apri con la caduta del Muro realizzando basi operative sul territorio tedesco con l'appoggio di complici locali.BR Una holding gestita con insospettabile profilo sul piano internazionale ma non sempre lontana dai riflettori «sotto casa». Non a caso gli investigatori sono risaliti all'acquisto da parte di una figlia del boss, in provincia di Napoli, di un piumone tempestato di Swarovski pagato 40mila euro.BR Ed ora, è grazie anche a due donne se il criminale Licciardi è stato assicurato alla giustizia ieri notte: Cristiana Mandara che dirige la sezione catturandi e Barbara Segenti, sostituto della Dda Partenopea.BR
Ferruccio Fabrizio