Scadono i 6 mesi, l'inchiesta non è chiusa

bGARLASCO. /bbSei mesi di indagini, un solo indagato per il delitto di Chiara Poggi: Alberto Stasi, 24 anni, fidanzato della vittima. Scade fra una settimana - l'omicidio risale al 13 agosto 2007 - il primo semestre a disposizione della procura di Vigevano. Che comunque può chiedere delle proroghe, sempre semestrali, fino a un totale di un anno e mezzo. Pare molto probabile che il pm Rosa Muscio farà richiesta per avere altri sei mesi di tempo, prima di chiedere un eventuale rinvio a giudizio per Alberto. Non sono ancora state depositate infatti le perizie di parte.BR /b bUn lunedi di metà agosto in via Pascoli. /bL'indagine del carabinieri, coordinati dal pm Muscio, parte nel pomeriggio di una giornata di sole.BR Chiara è morta la mattina. Uccisa da 10-15 colpi di corpo contundente alla testa, poi abbandonata sulle scale interne della sua casa in via Pascoli. Quando Alberto Stasi telefona al 118 sono le 13.51. Poi va alla caserma di via Dorno: ne esce la mattina dopo, verso le sette. Racconta a ripetizione il ritrovamento del corpo, dopo una mattina di telefonate a Chiara senza risposta. Rievoca la sera precedente passata insieme, la loro storia d'amore. Non si contraddice, non crolla. Lo lasciano andare. Una vicina ricorda una bici nera da donna parcheggiata in via Pascoli, fra le 9.10 e le 10.20 di quella giorni. Il 16 agosto si esegue l'autopsia: il medico legale fisserà poi la morte fra le 10.30 e mezzogiorno. Il 18 agosto, i funerali di Chiara: Alberto è nel primo banco con la famiglia di lei. Circola già la voce di un'accusa formale.BR bIndagato il fidanzato. /bIl 20 agosto, i carabinieri consegnano l'avviso di garanzia per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. L'accusa punta su tre elementi. Alberto non si sporca di sangue le scarpe, avvicinandosi a Chiara distesa sulle scale. Ricorda il suo viso in parte 'bianco", ma doveva essere coperto di sangue. E il pigiama che indossava è 'rosa", anche se in quelle condizioni di luce doveva sembrare bianco. Insomma: per la procura, in realtà è entrato nella villa l'ultima volta quando Chiara era ancora viva, la mattina. Ne esce lasciandola morta, va a cambiarsi abito e scarpe, fa sparire l'arma. Poi finge il ritrovamento, senza più entrare nella casa.BR b'Sangue di Chiara sulla bici": Alberto in cella. /bSecondo i Ris, c'è sangue di Chiara sui pedali di una bici di Alberto, che però non è nera. E si teme che il ragazzo scappi. Perciò il pm Muscio chiede il fermo: una gazzella dei carabinieri lo porta al carcere dei Piccolini a Vigevano, la sera del 24 settembre. Lo liberano il 28, tre giorni e mezzo dopo: secondo il gip Giulia Pravon, che doveva convalidare il fermo, gli esami dei Ris sono ancora parziali. Quindi non ci sono i 'gravi indizi di colpevolezza", e nemmeno il pericolo di fuga. Alberto resta indagato a piede libero. Dal 13 agosto in poi, i Ris entrano sei volte nella villa del delitto. Fanno sopralluoghi anche i periti di difesa e parte lesa. Ad oggi, la villa è ancora sotto sequestro. I Poggi vivono a Gropello.BR bLe immagini pedo-porno sul computer. /bManca poco a Natale - è il 20 dicembre - e scoppia un'altra bomba. Secondo i Ris, sul computer di Alberto c'erano video e foto di minori impegnati in atti sessuali con adulti.BR Erano stati cancellati, i carabinieri li hanno recuperati nell'hard disk. Potrebbero essere il movente: Chiara vede le immagini, minaccia di denunciare Alberto e lui la uccide. La difesa considera nulla la perizia. Precisando che quelle immagini - se esistono - sono state scaricate per caso, e poi appunto cancellate. All'accusa di omicidio, comunque, si aggiunge la detenzione e diffusione di immagini pedopornografiche.BR