Porta sbattuta in faccia «Scuola senza colpe»

bMILANO. /b La porta in faccia, le ferite. E la causa civile. Un incidente avvenuto a scuola, ma in questo caso la colpa non poteva essere addebitata all'insegnante che non ha preventivamente evitato il peggio. E' finita nella maniera più negativa per chi l'aveva avviata la causa in sede civile avviata contro il ministero della Pubblica Istruzione da parte della madre di un alunno dell'Istituto comprensivo statale di Rivanazzano, rimasto vittima durante l'orario scolastico di un infortunio.BR Il fatto è avvenuto qualche tempo fa ed ha avuto ripercussioni pesanti sul piano legale. Il piccolo rivanazzanese era stato urtato violentemente al volto da una porta dei servizi igienici sospinta da un compagno.BR Un fatto giudicato assolutamente accidentale che, però, secondo la promotrice della causa, M. S. poteva essere in qualche modo attribuita ad una insufficiente vigilanza da parte del personale scolastico. I due volti di una questione dagli aspetti controversi. Quella porta sbattuta con troppo impeto non poteva, insomma essere in qualche modo «frenata» dall'intervento preventivo di una bidella o di un insegnante che richiamasse alla prudenza e alla calma il transito verso i bagni degli alunni? O l'infortunio era impossibile da evitare, stante l'impeto improvviso di uno degli scolari e la fatalità con cui un altro è arrivato proprio mentre la porta ritornava a chiudersi? Un rebus affidato all'esame di un tribunale. Da qui, dunque, la causa in sede civile per la concessione di un congruo risarcimento legato ai danni dentali e facciali subiti dal ragazzino rivanazzanese. Il caso è stato esaminato dal giudice Maria Elena Catalano della decima sezione del tribunale civile di Milano. Alla fine del dibattimento in aula, il giudice ha escluso ogni responsabilità colposa dell'insegnante. Secondo quanto stabilito dal tribunale la docente non avrebbe potuto impedire il verificarsi dell'episodio che ha portato al ferimento dell'alunno.BR Da qui il rigetto della domanda risarcitoria in cui si chiedevano 26.301 euro. Persa la causa, la madre del ragazzo è stata invece, a sua volta, condannata a pagare le spese processuali fissate in cinquemila euro. Una somma che la signora avrebbe potuto evitare di pagare, secondo l'esito della sentenza del tribunale, astenendosi dal mettere mano alla carta bollata per cercare di avere giustizia per una presunta mancanza della scuola e di essere cosi rimborsata delle spese sostenute nelle cure del figlio. Il verdetto è chiaro: la porta sbattuta, una disattenzione di un alunno.BR Di certo è probabile che, a Rivanazzano almeno, l'aprire o chiudere una porta dei bagni a scuola sia diventata un'operazione da compiere evitando rischi inutili, sanitari e giudiziari.BR bAnnibale Carenzo /b