Imprenditore denuncia il racket

b NAPOLI./b Un imprenditore che denuncia le minacce della camorra, avendo già cercato di resistere al racket, ed avendo poi dovuto versare 100 mila euro al clan Aprea. Un altro che, invece, passa dall'altra parte: figlio di un uomo che fini ammazzato per essersi ribellato al pizzo, e al gruppo criminale che controlla il quartiere di Barra, oggi si allea con quello stesso clan, per far comprare il suo calcestruzzo. La storia dell'intreccio di illeciti sul futuro centro Auchan di Napoli, uno dei più grandi del centrosud, parte nel 2006. In via Argine, periferia est della città, si apre il cantiere e, nel giro di poco, partono le indagini. L'epilogo arriva ieri in mattinata, con l'esecuzione di sei misure di fermo, che bloccano camorristi e imprenditori. Il clan Aprea, tra le cosche più potenti dell'area est, con il fermo del reggente Pasquale, 33 anni, è, al momento, decapitato. Le pressioni degli Aprea, prima filtrate dagli imprenditori che hanno preso lavori in subappalto dalla bolognese Cogei, diventano nel tempo dirette, e pesanti. Sul cantiere arriva il capoclan, in persona, con l'auto blindata. Emerge la figura di un imprenditore coraggioso, che prima tenta di sottrarsi ai pagamenti e poi si trova a dovere fare i conti direttamente con il giovane Aprea. I conti, a più riprese, alla fine fanno 100 mila euro. Versati. L'imprenditore, di Sarno, subisceminacce: 15 giorni fa l'incendio delle sue due auto, nel cortile della palazzina in cui vive la sua famiglia. A questo punto scattano gli arresti.BR