Sorrentino racconta "il branco" con uno spettacolo emozionante

b MILANO./bb In controtendenza con un mondo dello spettacolo che vive sempre più in chiave di 'reality", di finzione della realtà, Mimmo Sorrentino acquisisce i suoi materiali drammaturgici dai luoghi d'ogni giorno, da disabili, tossicodipendenti in recupero, alcolisti, anziani, extracomunitari, abitanti delle periferie del Nord Italia, adolescenti di quartieri a rischio per mostrare aspetti normalmente invisibili o trascurati. Anche il suo ultimo lavoro, 'Ave Maria per una gattamorta" nasce da interviste raccolte durante laboratori tra studenti delle medie superiori.BR /b Interviste che hanno permesso di elaborare, con una buona dose di astuzia e qualche manipolazione, lo stimolante specchio critico di una quotidianità vera, concreta. Con oggettività, senza retorica, porta in scena le storie di un 'branco" di ragazzi che apre un sito su Internet e per catturare visitatori vi scarica materiale pornografico autoprodotto. Ne emerge un complesso mosaico giovanile apparentemente spavaldo, cinico, insensibile, superficiale, in effetti fragile, smarrito, incerto che svelando, tra pianto, rabbia e incessante squillo di telefonini, paure, ossessioni, delusioni, smarrimento, apre al pubblico gli abissi di un disagio esistenziale che chiede aiuto, attenzione, comprensione. Non un'inchiesta sociologica ma la fenomenologia di un malessere che orienta l'ansia di vita in modo più o meno autodistruttivo, portata alla luce con un lavoro di scavo nelle psicologie e nei comportamenti di personaggi che fanno riaffiorare in rapidissimi lampi di parole semplici, sintetiche, con un linguaggio sboccato e violento un quadro di impressionante tensione veristica. I materiali, si capisce subito, sono eterogenei, proprio perché provenienti da testimonianze e documentazioni varie. Ma sono tenuti insieme da una scrittura e da una regia che sanno conferire un andamento lineare con un suo ritmo, una forma compiuta, una compattezza e richiami interni, anche grazie al contributo degli interpreti, Adriana Busi, Redi Mali, Claudia Santrolli, Laura Zambruno, Endrit Nikolla, Simona Virtuoso, al loro affiatamento, allo svariare espressivo, alla lancinante credibilità. Cosi, nonostante qualche disomogeneità, questo 'Ave Maria" è un riuscito tentativo di riflessione su un fenomeno sociale, svolto attraverso la forma di un teatro-documento spesso emozionante, talvolta svuotante, altre agghiacciante, altre ancora disarmante, sempre inquietante e duro proprio perché senza pietismo, rivendicazioni, buonismo, smania della facile denuncia. (f. cor.) Al Crt-Salone di Milano fino al 3 febbraio.BR