Le oscure strategie d'Israele

La tragedia umanitaria che vive in queste ore la Striscia di Gaza, dove i sei giorni del blocco dei valichi hanno provocato carenza di cibo, medicinali, carburante e elettricità, è comprensibile se si considerano le condizioni di questo fazzoletto di terra ai margini del Mediterraneo: un milione e quattrocento mila persone ammassate in poche centinaia di chilomeri quadrati (è la regione più popolata del mondo), un tasso di disoccupazione che supera il 50%, 35 mila imprese fallite nel giro di pochi anni, otto nuclei familiari su dieci sotto la soglia di povertà e già 35 mila profughi in Egitto nelle ultime 48 ore.BR Qualcuno direbbe: stangolare Gaza sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Gaza, però, oltre che di Israele, è anche ostaggio di Hamas, che con una sorta di colpo di Stato ha separato la Striscia dal resto dei 'Territori", ha cacciato i militanti di al-Fatah, e i membri dell'Anp e ha continuato a tormentare la città israeliana di Negev con il lancio dei missili Qassam. Ciò che trasforma Gaza in una variabile impazzita, facendo crescere il suo peso nella crisi israelo-palestinese è tuttavia l'importanza politica della Striscia per qualsiasi futura soluzione di pace. Senza Gaza perde infatti il suo valore territoriale e istituzionale qualsiasi futuro Stato palestinese, su cui hanno puntato i recenti accordi di Annapolis. Non solo perchè quello Stato, composto da sole frastagliate città della Cisgiordania e rappresentato dalla leadership di una parte dei palestinesi (Abu Mazen), verrà privato da una sua potenziale regione strategica sul Mediterraneo, quale è Gaza; non solo perchè non terrà conto del ruolo vitale di milioni di palestinesi in diaspora; ma innanzitutto perchè, con Gaza sotto l'egemonia di Hamas non ci sarà alcuna garanzia di sicurezza per lo Stato d'Israele, come pensano e si illudono americani, israeliani e altri firmatari della Carta di Annapolis. La radicalizzazione della crisi con la chiusura dei valichi tra Israele e Gaza vuol dire inoltre spingere Hamas alle dipendenze della Repubblica islamica iraniana, ad una alleanza tattico-strategica con gli Hezbollah libanesi, trasformando la causa palestinese in uno strumento nelle mani di quasi tutti i leader arabi, a cominciare dal siriano Bashar Assad. Resta quindi un enigma, difficilmente comprensibile, il perchè Israele continui a stringere la morsa su Gaza.BR