La guerra segreta del maresciallo

bGODIASCO. /bbIl gelo e la neve inchiodano sulla pista dell'aeroporto di Herat, città afghana al confine con l'Iran, l'Hercules C130 dell'Aeronautica militare che dovrebbe riportare in patria il maresciallo maggiore Renato Bruschi e gli altri soldati italiani che hanno partecipato all'operazione «Sarissa», la guerra segreta e silenziosa contro i talebani condotta al fianco dei Rambo dell'esercito americano. L'artificiere di Godiasco, veterano delle missioni all'estero, ha fatto parte della selezionatissima èlite di ranger e parà che ha combattuto accanto ai reparti speciali Usa.BR /b «Renato - racconta la moglie Roberta, insegnante elementare - avrebbe dovuto rientrare già il 18, ma il maltempo lo ha costretto a rinviare la partenza. L'ho sentito al telefono poche ore fa, mi ha spiegato che a Herat c'è un freddo eccezionale, venti gradi sotto zero e che i nostri soldati hanno distribuito coperte alla popolazione civile, non abituata ad affrontare temperature cosi rigide. Sono in una situazione di emergenza, il gelo ha fatto saltare anche le tubature dell'acqua, ma spera che tutto possa sbloccarsi entro pochi giorni. Lo attendiamo con ansia».BR Ad aspettare Renato, oltre alla moglie, ci sono anche Corradino, otto anni e mezzo, e la piccola Matilde di diciotto mesi, l'ultima arrivata della famiglia Bruschi. Sottufficiale del decimo reggimento Genio guastatori di Cremona, fisico da superman, l'artificiere si è fatto le ossa nella brigata Folgore e ha poi accumulato una solidissima esperienza in svariate missioni di pace all'estero. E' stato in Bosnia, Somalia, Kosovo, in Afghanistan nel 2002 e poi per due volte in Iraq, dove ha partecipato alla battaglia dei ponti di Nassiriya ed è rimasto leggermente ferito nell'esplosione di un ordigno sulla superstrada per Baghdad. Un curriculum eccezionale, che gli è valso l'ammissione nella ristretta cerchia di «guerrieri» ipertecnologizzati che hanno partecipato all'operazione «Sarissa», la più delicata e segreta condotta dalle forze armate italiane negli ultimi decenni. La nostra task force è stata chiamata ad operare nella regione al confine con l'Iran, dove più elevati sono i rischi di infiltrazione da parte del regime di Teheran, e facendo ricorso a tattiche molto aggressive, al limite delle regole di ingaggio consentite dal Parlamento ai nostri militari. Una vera e propria guerra silenziosa e ad altissimo livello di pericolo.BR