Lo sfogo del chirurgo accusato ingiustamente
b PAVIA./bb Maria Caminati, il medico chirurgo della Clinica Città di Pavia, è stato assolto dall'accusa di omicidio colposo. «Una sentenza - commenta il medico - che non cancella l'amarezza per avere dovuto rispondere di un errore non commesso. Ma forse dice il vero chi sostiene che il ragno che finisce nella rete della giustizia fa fatica a liberarsi, il leone invece la rompe facilmente». Il medico era stato chiamato in giudizio dopo la morte di Maria Cavagna che, nel 2003, si era sottoposta a un'operazione alle varici ed era deceduta nel corso della terapia farmacologica.BR /b Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a un anno. Le parti civili un risarcimento di oltre un milione di euro. Ma il giudice Cesare Bonamartini, dopo quasi tre ore di camera di consiglio, ha emesso il verdetto di assoluzione. Una decisione che conclude un processo complesso, condotto a colpi di perizie e non senza qualche cambio in corsa e ripensamento. Il medico doveva rispondere di una vicenda che risale al 2003. Quell'anno, alla fine di ottobre, Maria Cavagna si sottopone a un intervento chirurgicop, che prevede l'asportazione delle varici. L'operazione va bene. La paziente viene dimessa, ma dopo dieci giorni, al Policlinico San Matteo, muore per trombosi. Il medico che l'ha operata finisce sotto processo. Si pensa prima a un errore nel dosaggio del farmaco, poi lo si esclude e si concentra l'attenzione sulla ricetta per la cura di anticoagulanti che, secondo l'accusa, non sarebbe mai stata prescritta. Il medico curante chiamato a deporre l'altra mattina su questo aspetto non ha ricordato dettagli significativi.BR L'avvocato dell'imputata, Paolo Veneziani di Piacenza, nell'arringa difensiva ha teso a dimostrare l'assenza di un nesso causale tra l'operato del medico e la morte della paziente. In sostanza l'insussistenza del fatto. La morte, avvenuta per trombosi, era, secondo l'avvocato, incompatibile con la contestazione. Un ragionamento che deve avere convinto il giudice, che si è espresso con una sentenza di assoluzione con formula piena, che comporterà anche il rigetto delle istanze di risarcimento.BR «Sono ovviamente sollevata - è il commento del medico -. Ma l'assoluzione non può cancellare l'amarezza che provoca essere tirati in ballo in una vicenda di questo tipo. Nonostante la solidarietà dei colleghi ho dovuto far fronte a prese di posizione incongrue, a tratti violente. Tutto il rispetto possibile, ovviamente, per i familiari e per il dolore che possono avere provato, ma io mi auguro anche che quello che è capitato a me non capiti a nessun altro. L'aumento delle denunce per colpe mediche rischia, fra l'altro, di rivoltarsi contro i pazienti stessi. Il medico è talmente terrorizzato che comincia a ragionare secondo schemi legali, e questo non gioca a favore di chi deve farsi curare. Probabilmente anche tante denunce potrebbero risolversi con i consulenti, prima che si arrivi a un processo vero e proprio. Non è il mio caso, ma si possono cancellare in questo modo carriere che durano da molti anni».BR