Segnali di recessione, borse a picco

BR bMILANO. /bVendere, vendere e vendere. Le Borse sono spaventate, gli indici vanno in picchiata e la sola Europa brucia qualcosa come 205 miliardi di euro. Dagli Stati Uniti arrivano dati economici negativi. Si teme una recessione mentre i consumi sono ancora in calo. Ieri le tanto attese notizie sullo stato di salute di Citigroup, la più grande banca americana, sono state deludenti: nel quarto trimestre ha registrato perdite per 9,8 miliardi di dollari, è stato tagliato il dividendo e 20mila addetti rischiano il posto.BR Non solo, ma a causa delle insolvenze sui mutui, Citigroup (che ha perso in Borsa il 7,2%) è stata costretta a svalutare i suoi attivi per 18 miliardi. La stessa banca ha definito 'chiaramente inaccettabile" il risultato dello scorso trimestre. Ora principi sauditi e fondi di investimento asiatici arriveranno in soccorso, portando denaro fresco (e comprando importanti quote) ma intanto l'America trema. Si teme la 'stagflazione", una parola difficile che racchiude, insieme, la stagnazione e l'inflazione. La stagnazione è la mancata crescita economica che, abbinata a un aumento dei prezzi, diventa una miscela esplosiva. In effetti le vendite al dettaglio, a dicembre, hanno fatto segnare un calo dello 0,4%, mentre i prezzi alla produzione (al netto di energia e alimentari) sono saliti dello 0,2%. E se crescono i prezzi alla produzione, potrebbero poi salire quelli al consumo.BR Davanti a questo scenario, sono in molti a scommettere su un prossimo taglio dei tassi, da parte della Federal Reserve, il prossimo 30 gennaio. Intanto le Borse scendono. A un'ora ore dalla chiusura, Dow Jones in rosso e Nasdaq in rosso di circa il 2 per cento.BR In Europa l'indice dei 600 titoli principali ha lasciato sul campo il 2,56%. Dunque sono andati in fumo 205 miliardi di capitalizzazione. Parigi è scivolata del 2,83%, Londra del 3%, Francoforte del 2,27%, Amsterdam del 2,93%. Milano non si è salvata (-2,3% l'indice S&P/Mib), trascinata al ribasso dalle vendite sui bancari (la febbre Citigroup si è diffusa in fretta). Giù Unicredit (-3,07%), Intesa Sanpaolo (-3,49%), ma anche Mediobanca, Mps e Bpm.BR Fiat è scesa sotto 17 euro (-3,12% a 16,75 euro) tra scambi vivaci che hanno interessato il 5,8% del capitale. Tutte le case automobilistiche vedono con terrore una crisi dei consumi. In calo anche Pininfarina, Brembo e Pirelli. Ad appesantire il listino milanese anche le forti vendite sul titolo Eni (-2,44% a 24,4 euro) sulla notizia che la società ha dovuto cedere il suo ruolo di capofila unico del consorzio per lo sfruttamento del Kashagan. Sono crollate anche le Saipem (-3%). Un rallentamento economico porterebbe danni al settore costruzioni, e allora ecco le vendite su Impregilo (-4,7%) e Italcementi (-3,68%). Giornata nerissima per St (-3,6%), Luxottica (-4,25%) e Seat (-4,48%).BR E se l'economia rallenta, si consuma anche meno petrolio. Ben lontano dai 100 dollari al barile (registrato nei giorni scorsi), il greggio è stato trattato a 91,10 dollari, in calo del 3,2% rispetto a lunedi. Ieri l'Unione Petrolifera ha comunicato che, nel 2007, in Italia i consumi di combustibili sono calati del 3,2% rispetto al 2006. In forte calo (-39%) l'uso di olio combustibile impiegato nella termoelettrca mentre sono rimasti invariati i consumi di benzina e gasolio. Invece il calo (-5,5% per la benzina e -1,7% per il gasolio) si è avvertito nello scorso dicembre.BR I timori per un taglio dei tassi (si ipotizza una sforbiciata dello 0,75%) indebolisce il dollaro e porta i grandi investitori internazionali a puntare ancora sulle materie prime. L'oro è a 916 dollari l'oncia. In rialzo anche piombo e nichel mentre sale il prezzo del mais.BR

Gigi Furini