Il volontariato capitale sociale
BR (segue dalla prima)BR Un quadro che merita più di una riflessione. Intanto viene modificata la tradizionale immagine del volontario come persona di buon cuore che dedica agli altri una parte del suo tempo. Non che il cuore manchi, tutt'altro. Ma altre importanti motivazioni emergono, alla base del volontariato. C'è la passione del fare, cioè la spinta a realizzare, qui e ora, ciò che è possibile, senza aspettare soluzioni miracolistiche da enti e istituzioni. E c'è anche la passione del conoscere. Conoscere le persone, ed esplorare la vita della società anche nelle sue pieghe meno consuete o più marginali. E' da queste passioni che nasce l'attitudine del volontariato ad addentrarsi in territori inesplorati e a sperimentare soluzioni innovative nei più diversi campi della solidarietà sociale.BR Due esempi tra i tanti. A Vigevano c'è un'associazione che si chiama «Oltremare». E' nata vent'anni fa, dall'impulso dell'indimenticabile Gianni Cordone, con lo scopo di accogliere i primi immigrati che arrivavano dall'altra parte del mare. Negli anni, la competenza e l'impegno di questa piccola associazione sono cresciuti in parallelo alla crescita del fenomeno migratorio. Oggi «Oltremare» gestisce lo sportello stranieri del Comune, in stretta collaborazione con altre realtà di accoglienza come la Caritas, e con un forte lavoro di promozione culturale nelle scuole e nella comunità. E' anche grazie al lavoro ventennale di questo gruppo se Vigevano vanta oggi un buon livello di integrazione degli stranieri.BR Del secondo esempio si è parlato venerdi scorso sulla «Provincia». Nata venti anni fa a Pavia, l'associazione «Donne contro la violenza» ha contribuito in modo determinante a far emergere un problema tanto diffuso quanto misconosciuto: la violenza contro le donne, in particolare quella che si verifica tra le mura domestiche. E ha sperimentato e portato avanti, dapprima come associazione poi nella forma di cooperativa, esperienze innovative di sostegno alle vittime di violenza. Anche tra mille difficoltà, come abbiamo letto nell'intervista delle responsabili.BR Un tempo queste si chiamavano buone azioni. Oggi si chiamano buone pratiche. Poichè non si tratta più soltanto di carità individuale, ma di un agire consapevole e spesso innovativo, una sperimentazione intelligente che può servire da riferimento anche per la costruzione dei servizi pubblici. E' un'economia dello scambio, che non produce solo prestazioni, ma anche relazioni umane e legami sociali...BR Nelle riflessioni in corso sul futuro di Pavia e del suo territorio è importante che non manchino le voci di questo mondo. Non solo per i numeri: oltre trecento associazioni censite in provincia, quasi diecimila volontari. Ma principalmente per il capitale sociale che esso rappresenta e per la cultura che produce.BR
Riccardo Agostini