«La legge sulle tv non è un ostacolo»
bROMA./bb Il «Berlusconi del lunedi» ha precisato che non c'è nessun legame tra il dialogo sulla legge elettorale e la riforma 'criminosa" della televisione. Infondati quei giornali che avevano titolato: «Via la Gentiloni o non tratto» sulla riforma elettorale. Sono due temi, ha precisato ieri il leader di Forza Italia, «separati e distinti». Ma rimane «l'impossibilità di una futura collaborazione con un governo che si macchiasse di una simile nefandezza», cioè la legge tv.BR /b «Ora mi aspetto una nuova dichiarazione tra un paio d'ore» ha commentato Prodi, coprendo con il sarcasmo il suo scetticismo sulle intenzioni di Berlusconi. L'altro ieri, D'Alema aveva parlato di «gaffe». Veltroni ha parlato di affermazioni non accettabili, ma ha preso atto con soddisfazione della conferma di una «disponibilità a cercare una soluzione» sulla riforma elettorale.BR Ma Franco Monaco ha dato voce alle preoccupazioni più intime di Prodi. Senza farne il nome, ha chiamato in causa Veltroni, che crede alle parole di Berlusconi e lo considera affidabile. A D'Alema dice: «Difficile derubricare a gaffe» il «vero sentimento e i reali obiettivi del cavaliere». E lancia una sfida pacata: «Per smentire i maliziosi e i diffidenti, basta portare subito in aula la riforma Gentiloni».BR La diffidenza verso Berlusconi rende sempre più sottile il confine tra l'iter delle riforme elettorale e televisiva e il rischio di un loro fallimento. Il vicecapogruppo del Pd al Senato, Nicola Latorre, spera che alla fine vinca la ragionevolezza. Dà un peso relativo ai «comportamenti» di Berlusconi, ai quali «siamo abituati». Dà invece ragione a Veltroni, quando dice che non siamo al punto di partenza sulla legge elettorale. La prova dei fatti è nel suo «tratto finale». Il confronto è tra chi non vuole una nuova legge elettorale e coloro che «vogliono a tutti i costi il referendum». Un modo per dire che al referendum si arriva, se fallisce una intesa elettorale.BR Il più esposto è Casini, che si sforza di sottolineare l'estraneità della riforma elettorale rispetto a quella della Tv. E' un elemento di distinzione rispetto a Berlusconi, anche con la scelta della trincea tedesca. Casini non preclude alla bozza Bianco: «Se conterrà un sistema che non è tedesco ma si avvicina, lo voteremo», se è il suo stravolgimento, non sarà votato.BR Gentiloni fa il possibile perché la sua riforma tv rimanga in primo piano e definisce 'desolanti" i giudizi di Berlusconi. Nessuno «scambio» tra accordo sulla legge elettorale e quella sula conflitto d'interesse. Per Di Pietro, il Berlusconi che mette una pezza sul Berlusconi di domenica, «non modifica sostanzialmente le cose, anzi le peggiora».BR bRenato Venditti /b