Sangue infetto, più tempo ai malati per i risarcimenti

b ROMA./b Le persone che hanno contratto l'epatite o l'hiv - in seguito a trasfusioni con sangue infetto effettuate nelle strutture sia pubbliche che private - da ieri hanno più tempo per chiedere il risarcimento dei danni subiti al ministero della Salute. Lo hanno deciso le Sezioni unite civili della Cassazione allungando i tempi di prescrizione per l'azione risarcitoria. Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno stabilito - con sentenze depositate ieri e rese note ai soli difensori degli emotrasfusi contagiati dal sangue infetto - che «nelle ipotesi di infezioni da Hbv, Hcv e Hiv a seguito di trasfusioni con sangue infetto, eseguite in strutture pubbliche e private, non si configura il reato di epidemia colposa, per la mancanza dell'elemento della volontaria diffusione di germi patogeni, bensi quello di lesioni o omicidio colposi». «La prescrizione per l'azione di danno nei confronti del Ministero della Salute per omessa vigilanza sulla 'tracciabilità ' del sangue - spiega la Cassazione - decorre non dal giorno della eseguita trasfusione, non da quello in cui sono rilevati i primi sintomi della malattia, bensi dal giorno in cui il danneggiato abbia avuto consapevolezza della riconducibilità del suo stato morboso alla trasfusione subita».BR Sono circa quattromila le cause pendenti nei tribunali italiani per risarcimento danni intentate contro il ministero della Salute da pazienti che hanno contratto infezioni a seguito di emotrasfusione o assunzione di emoderivati. Dal sangue infetto sono state contagiate circa 35-40 mila persone tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta.BR