Cornacchione e Calindri, che spasso quella strampalata coppia di attori

b PAVIA./b Chi avrebbe immaginato che Gérard Lauzier fosse anche un abile commediografo? La sorpresa si ha con 'Non svegliate Cécile, è innamorata!", un godibile testo che rivela come il suo autore si muova sapientemente nell'arte di divertire, perfezionata mescolando commedia di conversazione e incasinato boulevard (la Francia è pur sempre il paese della pochade). Il talento di Lauzier non sta, però, solo nel rovesciamento di situazioni, nel meccanismo degli equivoci e in un gioco discorsivo che richiede un'infallibile conoscenza dei tempi (non è da tutti saper far cadere la battuta al momento giusto, azzeccandolo al millesimo di secondo). Sta, soprattutto, nella capacità di avvitare al meccanismo degli equivoci un tourbillon di sentimenti sottili e complessi, acuti tratti psicologici, un tono amarognolo di fondo, spunti corrosivi sulle piccole manie quotidiane e su certe paure esistenziali. Non originalissimo ma spiritoso, allegro, sapido, il copione, per un esito conclusivo rinfrancante, aveva bisogno di un allestimento di grande smalto. L'ha trovato in primo luogo in Elio De Capitani. Regista sensibile e arguto, lo serve fino in fondo, puntando a conservare lievità e sottofondo ironico al succedersi incalzante di dialoghi ed eventi, attentissimo alla perfetta sincronia dei tempi indiavolati e alla febbre montante delle situazioni, ma anche innestando gag da 'slapstick" e sottolineando con precisione i contrasti di carattere e di comportamento che legano e dividono i due protagonisti. Lo spettacolo, cosi, corre veloce a metà strada tra il sorriso a bocca stretta e la risata aperta attorno al divano-letto nero, vero fulcro dell'azione, collocato al centro dell'appartamento borghese immaginato da Carlo Sala, scandito irrefrenabilmente da Antonio Cornacchione e Gabriele Calindri. Lasciati la satira tormentone sul 'Povero Silvio!", 'Zelig" e 'Che tempo che fa", il primo si butta a capofitto nel teatro 'vero". Variando solo un poco i suoi tipici modi espressivi - veemenza verbale, impennate gestuali, toni alti, scene di pianto - ce la fa. Senza mai cedere alla tentazione di strafare e concedendosi qua e là qualche improvvisazione, Cornacchione è esuberante, ha mordente, trova segni di stralunata efficacia, sostenuto anche dalla propria parte, più articolata e spassosa di quella del compagno di scena, che interagisce con vivacità, con la naturalezza, la simpatia e la forza del suo essere un attore che utilizza con intelligenza accenti, sfumature, coloriture. Piacevole nell'effervescenza di una figura utilizzata dall'autore per animare ulteriormente la vicenda, Giovanni Palladino dà simpatico risalto a monsieur Chavignol. Marginale, come da testo, il compito dei personaggi femminili, affidati a Chiara Verzola, Stefania Medri e Ylenia Malti, una Cécile che sotto la pelliccia non ha (quasi) niente. (f. cor.)BR