Diego teme per il suo museo: «Ridatemelo»

b BUENOS AIRES. /bbDiego Armando Maradona torna a far parlare di sé in tribunale. Questa volta, però, non si tratta né del mancato pagamento degli alimenti al figlio Diego junior né di maltrattamenti a giornalisti che lo importunavano: il «pibe de oro» ha la convinzione che qualcuno stia cercando di appropriarsi del suo Museo itinerante, quello che raccoglie tutti i cimeli della sua carriera.BR /b Inaugurato a Buenos Aires l'1 ottobre 2003, è stato mostrato anche a Napoli all'inizio di gennaio 2005. «Si tratta - scrive il quotidiano El Cronista Comercial - di circa 600 oggetti che riassumono tutta la sua storia calcistica e personale, e che negli ultimi cinque anni hanno fatto il giro del mondo». Il Museo, ribattezzato M10, nacque dopo la firma da parte di Maradona di un accordo con le società Casart e Diegui, quest'ultima affidata al suo ex procuratore Guillermo Coppola, da cui oggi Maradona ha preso le distanze. In base ai contratti, operativamente il Museo fu affidato alla Taxoart, società argentina guidata da Ernesto Texo. Ed è stato quest'ultimo a far scattare l'allarme, dato che non ha mai risposto alle intimazioni rivoltegli da Maradona di riconsegnare il suo «tesoro» calcistico. Fra gli oggetti che l'ex centrocampista della nazionale spera di recuperare vi sono il Pallone e le Scarpette d'Oro, gli Olimpia d'argento e d'oro vinti nel 1986, le magliette utilizzate durante il Mondiale di Messico ‘86, la numero 10 indossata nel Napoli con cui vinse due scudetti ed una Coppa Uefa, nonché i regali ricevuti da Fidel Castro o da Freddy Mercury. Per il momento, dice il giornale, «la denuncia in tribunale riguarda unicamente un ritardo ingiustificato nella restituzione e un abuso di fiducia». Secondo fonti giudiziarie, tuttavia, emergerebbe anche che Maradona non ha ricevuto il compenso promesso per le tappe realizzate dal Museo nel mondo. Se cosi fosse, scatterebbe una denuncia per amministrazione fraudolenta.BR