Matrimoni in calo, è il boom di quelli civili

b PAVIA./bb Pochi fiori d'arancio e lanci di riso. A Pavia calano i matrimoni. Non solo. Il fatidico «si» viene sempre meno pronunciato davanti a un prete. E' quanto emerge dai dati statistici sui matrimoni raccolti dal 1998 al 2007 dall'Ufficio dello Stato Civile del Comune. Per la prima volta dopo dieci anni il 2007 ha evidenziato un pareggio tra i matrimoni civili e religiosi: 143 quelli celebrati in Comune nell'anno appena trascorso, rispetto ai 141 celebrati in chiesa. A scegliere di sposarsi con rito religiso sono soprattutto i giovani. In cerca, forse, di una maggiore stabilità.BR /b I dati diffusi dal Comune si riferiscono a tutti i matrimoni contratti a Pavia, anche da chi non è residente. Sono numeri che mostrano almeno due tendenze. La prima è che ci si sposa meno. I matrimoni diminuiscono: nel 1998 ne sono stati celebrati 309, nel 2007 284. Cifre già di per sé non altissime, se si considera la popolazione presente a Pavia. Ma l'aspetto più interessante è il bilanciamento tra i matrimoni civili e quelli religiosi. I primi passano, in dieci anni, da 108 a 143, i secondi calano da 207 a 141. Non basta, a spiegare questa tendenza, il minore impatto burocratico nel caso del matrimonio civile. L'unico documento che gli sposi devono produrre in più, se decidono di sposarsi in chiesa, è l'autorizzazione della parrocchia. Un calo della fede, dunque, spingerebbe gli innamorati a non giurarsi amore eterno davanti a Dio ma davanti a un dirigente comunale? Non è cosi per il vescovo di Pavia Giovanni Giudici. «Penso ci siano diversi fattori che concorrono a questa tendenza - spiega il vescovo - Penso anzitutto alla consistenza e all'idealità contenuta nel matrimonio religioso. Consistenza di affetti, di scelte e anche di proposta di durata. La scelta del matrimonio religioso, in una società pluralista, dove si hanno diverse alternative, è più ragionata, più convinta. Va anche detto che anche nel caso in cui ci si sposi in Comune, spesso nel cammino di una famiglia avviene il passaggio alla celebrazione in chiesa». Dello stesso parere i sacerdoti che si trovano a seguire le coppie nei corsi prematrimoniali. «Assistiamo a un calo dei matrimoni religiosi, è vero - commenta don Emilio Carrera, parroco di Borgo Ticino - ma chi sceglie questa strada lo fa in modo più consapevole, anche se non viene da un vissuto praticante. Molte giovani coppie che partecipano ai corsi sono attente ad approfondire questo aspetto di vocazione alla vita coniugale. Il nostro ruolo di sacerdoti è accomopagnare queste coppie anche dopo, soprattutto in un momento di estrema precarietà come questo». Per don Giulio Lunati, parroco di San Michele, «il matrimonio religioso forse è più impegnativo sul piano delle scelte definitive. E' anche una tendenza sociologica, un fenomeno non semplice da indagare. L'impressione è che ci sia qualcosa che non funziona nel profondo della nostra civiltà. D'altra parte mi sembra che i giovani che si sposano in chiesa lo facciano con convinzione, non certo per fare contente le famiglie».BR