La voce possente di Giuda spicca in Jesus Christ Superstar al Fraschini
b PAVIA./b bSono passati trentasei anni dalla 'prima" rappresentazione nella luccicante Broadway. Eppure, 'Jesus Christ Superstar", benché ideologicamente datato, resiste al trascorrere del tempo, perché quel suo raccontare la vicenda di Gesú con i toni di una favola pop e rock continua a far rimbalzare le stesse emozioni fra palco e platea.BR /b Dall'ouverture all'Osanna, alla cacciata dal tempio, all'ultima cena con presentimento, alla flagellazione, al diniego triplice e goffo di Pietro, al suicidio di Giuda ed al finale con la morte del Messia, anche l'edizione del musical nell'inventiva versione italiana di Michele Renzullo e Franco Travaglio regolata dalla regia di Fabrizio Angelini, tanto salda quanto incline a trattare con superficialità molte delle proprie invenzioni teatrali, non manca d'efficacia.BR Lo svolgimento corre spedito fra canzoni memorabili, simbolismi, mini-balletti in un impianto che conserva del 'rito" soprattutto la tensione e l'impatto drammatico. Eliminati i segni d'allora, cioè la valenza rivoluzionaria e la visionaria esigenza di contestazione hippie, Angelini porta il lavoro di Webber e Rice nel presente.BR La Passione è vissuta sotto gli occhi incalzanti dei media che vogliono spettacolizzare le vicende di quella che è, appunto, una superstar. Il Nazareno, alla guida di un gruppo di odierni diseredati, indossa maglietta e pantaloni bianchi, la Maddalena minigonna cortissima e scarpe con il tacco da prostituta dell'Est europeo, i farísei giacca, cravatta e occhiali neri da Iene by Tarantino, Pilato una divisa da alto ufficiale di una Giunta militare, Erode frac e papillon rosso da patron di feste da jet set che danza il charleston, beve alcolici e tira cocaina. Anche la (brutta) scena perde ogni connotazione storica: è una semplice impalcatura di legno con una scalinata sotto la quale trovano posto i sette musicisti.BR Generosi e preparati, i giovani della Rancia hanno il merito di saper comunicare con il piglio giusto le emozioni di cui sopra. Nel gruppo spiccano Simone Sibillano, un 'Re dei Giudei" sofferto e conciliante, corretto ma solo in parte convincente, perché troppo algido e non sempre a suo agio con le estensioni vocali della partitura; Valentina Gullace, una pregevole Maddalena; Lorenzo Scuda, un Pilato di robusto risalto; Andrea Croci, inappuntabile Caifa; Raffaele Latagliata, perfetto Erode. Ma a dominare la serata è Edoardo Luttazzi, grintoso, energico Giuda dai forti accenti e dalla voce possente, perfetto nel delineare il suo controverso personaggio, latore di un progetto alternativo a quello di Gesù, ma incapace di sottrarsi ad una 'predestinazione" fortemente sottolineata dalla coloritura protestante del testo di Webber. (f. cor.)BR