«Nessun oltraggio ai feretri»
LANDRIANO.E' amareggiata e indignata Graziella Bernardini, presidente della cooperativa che ha in appalto il servizio di sepoltura. Respinge le accuse che Giancarla Daccò ha messo nero su bianco in una denuncia presentata ai carabinieri contro due dipendenti della cooperativa. Colpevoli, dice la signora, di aver esumato con poca pietà e in modo maldestro le salme dei suoi genitori, scomparsi 30 anni fa. L'esumazione, è sempre il racconto della signora, sarebbe avvenuta in circostanze macabre e discutibili. E come se non bastasse, ha denunciato Daccò, la lapide della tomba è stata irrimediabilmente danneggiata. Tanto che ha poi presentato il conto: 2450 euro più iva. «Ho incontrato la signora Daccò - dice Graziella Bernardini - che mi ha raccontato la sua storia. E mi ha presentato il preventivo di spesa. Ci siamo detti disposti a risarcire ma abbiamo fatto una doverosa verifica. Le fotografie che abbiamo scattato mostrano che la lapide è stata appena scalfita». Il danno non sarebbe commisurato al risarcimento richiesto. «Non solo - dice Bernardini - Ho verificato in Comune e anche per la famiglia Daccò era stato inviato regolare avviso dell'esumazione. Chi è interessato a recuperare le lapidi deve segnalarlo, altrimenti è prassi che, se nessuno le reclama, vadano distrutte. E nessuno ha risposto».
Anche sul comportamento indecoroso dei due addetti avrebbe fatto verifiche e si dice pronta a prendere provvedimenti per tutelare il nome della cooperativa. «E' stato steso un telo sui corpi, operazione non prevista, per un segno di pietà. Non certo per spregio»