Dini scarica Prodi: al Senato non ha i numeri
ROMA.E' durata davvero poco la pausa natalizia che la sua maggioranza ha concesso a Romano Prodi. Gli italiani erano ancora impegnati a smaltire panettone e spumante che ieri mattina Lamberto Dini è tornato a sparare contro il premier e il suo governo. Un attacco diretto, dal forte sapore di un definitivo cambio di casacca, ma anche di una propria autocandidatura per Palazzo Chigi.
Dini bolla infatti come «mosse disperate» il recente annuncio di Prodi di prossimi sgravi fiscali per i redditi medio-bassi. Si schiera contro il premier per aver invitato Berlusconi a non tenere il Paese nello stress di ripetuti annunci di spallate. «E' la dichiarazione - sottolinea Dini - di una persona che pensa che solo lui possa guidare il Paese e quindi è una pretesa che mi pare assurda». E infine il senatore liberaldemocratico sottolinea chiaro e tondo: «Al Senato i numeri non ci sono, quindi la coalizione non ha una maggioranza. E' oggi minoranza». Inutile aggiungere che la maggioranza non è più tale se vengono a mancare i tre voti dei diniani.
Una prima risposta a Dini, ma non solo, Prodi potrebbe darla questa mattina, nella rituale conferenza stampa di fine anno che potrebbe anticipare molti dei temi che saranno al centro della prossima verifica della maggioranza. Una verifica che inizierà subito dopo l'epifania e i cui esiti sono al momento tutt'altro che scontati. Di certo, il nuovo affondo di Dini fa esultare il centrodestra che torna a parlare di crisi di fatto del governo Prodi. Una diagnosi di fronte a cui la Casa delle libertà torna però a dividersi nelle ricette: chi chiede di tornare subito al voto, chi, come l'Udc, di dar vita ad un governo istituzionale. Anche se i centristi chiedono a Dini di passare questa volta ai fatti se non vuole scadere «nel ridicolo». Proprio al governo istituzionale guardano i diniani: «Faremo le nostre proposte - avverte Natale D'Amico - e se non vengono accolte cercheremo in Parlamento le condizioni che portino alla nascita di un governo di transizione».
Ma tutto il centrosinistra replica duramente al nuovo strappo di Dini. Dini è stato candidato ed eletto nelle liste del centrosinistra, sottolinea il capogruppo del Pd Antonello Soro. «E' lecito ripensarci», avverte, ma allora coerenza vorrebbe che fosse lui a fare un passo indietro. Insomma se vuole cambiare schieramento si dimetta. Sia da Clemente Mastella che da gran parte della sinistra arriva poi un ammonimento chiarissimo a Dini: «Non c'è spazio per le furbate - dice il ministro della Giustizia - dopo questo governo c'è solo il voto. Nessuno pensi in questa legislatura di prendere il posto di Romano Prodi».
Dini prende di mira soprattutto gli interventi a favore dei salari medio-bassi invocati dalla sinistra e promessi da Prodi. «Si tratta soltanto di annunci. Mi pare che siano mosse disperate; il governo oggi raccoglie soltanto il 25 per cento dei consensi nel Paese. Ha perso la metà dei consensi che aveva al momento della sua instaurazione. Sono mosse disperate. Il ministro dell'Economia non ha dato il suo consenso su misure di questo genere. Ci dica dove va a prendere i soldi». E poi, promette: «Nei prossimi giorni, nelle prossime settimane indicheremo noi quali possono essere le misure di cui il Paese ha bisogno per riprendere il suo cammino e superare il declino».
Per il Pdci sono «i tromboni dei poteri forti che ricominciano a suonare» appena si profilano misure di equità sociale. Per il capogruppo dell'Italia dei valori, Massimo Donadi, «è inutile che Dini cerchi di ammantare di una qualche dignità il proprio personale cambio di casacca». Non si tratta di un fatto politico, aggiunge, «ma di una semplice vienda di malcostume personale».