Valenza si ferma per l'addio a Franco

VALENZA.Dolore si, ma anche rabbia. Rabbia per una morte assurda, che vedi negli occhi dei compagni di lavoro di Franco, nella classica divisa verde dei lavoratori della S. Marco Laterizi, raggruppati sul sagrato del Duomo per dare l'ultimo saluto a uno di loro. Ieri la città si è stretta intorno ai genitori di Franco Raselli per l'ultimo saluto al suo concittadino, 53 anni, morto in un tragico infortunio sul lavoro. Presenti l'intero consiglio comunale di Valenza, il presidente della Provincia, Paolo Filippi, il prefetto Francesco Castaldo, il questore Mario Rosario Masini, i consiglieri provinciali Borioli e Cavallera e il consigliere regionale Marco Botta, il parroco del Duomo di Valenza ha officiato la funzione. Maria Baiardi ha ricordato la figura di Franco, che appena domenica scorsa aveva partecipato alla camminata organizzata dal Cai, di cui era socio, a Lavagna: «Era una persona tranquilla, calma, che partecipava con piacere alle nostre attività. Gli piaceva la montagna, gli piaceva fotografare. Ora, ogni volta che arriveremo in cima a un vetta il nostro pensiero andrà a lui». Quindi l'assessore Manfredi ha ricordato come Franco sentisse fortemente la sua appartenenza alla comunità, vicina agli anziani genitori in questo triste momento. «Franco è qui con noi proprio in questo momento, e il suo silenzio deve farci riflettere sul significato della dignità del lavoro, dell'appartenenza alla comunità che Franco ci ha insegnato. Un applauso ha accolto il feretro all'uscita. Quindi la tumulazione nel cimitero di Valenza. Marco Botta, consigliere regionale di An, valenzano, ha dichiarato: «È un'altra giornata triste per il lavoro piemontese, anche se qui le condizioni sono molto diverse da quelle del rogo della Thyssen. La San Marco è considerata fabbrica sicura, ma purtroppo la fatalità è sempre presente. Dobbiamo approfondire il discorso sulla sicurezza e farlo diventare un patrimonio comune sia di chi la esercita nelle aziende sia dell'opinione pubblica in generale. I numeri relativi agli infortuni sul lavoro sono veramente inqualificabili; bisogna fare di più cercando di dare alle aziende una legislazione in merito chiara efficace e soprattutto applicabile. È necessario coordinare i servizi ispettivi; ne abbiamo 5-6 ognuno con le proprie competenze. Insomma ci aspetta un grande lavoro di 'sburocratizzazione" della sicurezza del lavoro per renderla sentita tra la popolazione e tra i lavoratori». Paolo Filippi, presidente della Provincia: «Abbiamo appena partecipato a un funerale; se ci sono tutti questi morti sul lavoro evidentemente i controlli preventivi non funzionano cosi bene: bisogna spronare questi organi a essere più rigidi e più severi».
Di Carmelo, consigliere provinciale e assessore comunale di Valenza: «È un problema grave, una tragedia. Io provengo dal mondo del lavoro e questo dramma, che ha colpito la città, mi ha colpito in modo particolare. Ci si rende conto che il lavoro è anche un momento di rischio; è imperativo evitare di perdere vite umane. Si va a lavorare per portare a casa il necessario per vivere e non per morire». Massimo Cavallaro, del sindacato: «L'incidente si poteva evitare benissimo seguendo le procedure di sicurezza che noi come sindacato abbiamo sempre cercato di migliorare. Il pensiero va anche all'altro lavoratore, quello che spingeva il carrello. Fatto sta che un compagno di lavoro non c'è più».
Emilio Mocchi