Punghellini: «A volte bisogna stare al gioco»
ROMA. «Sono finito nella centrifuga, ma spiegherò tutto alla magistratura»: William Punghellini ha incassato ieri l'appoggio delle sue società di Interregionale, nei giorni in cui le nuove intercettazioni riaprono ferite di Calciopoli. Il presidente della serie D è, tra i consiglieri federali, quello che più appare in 'sintonia" con Moggi (che nelle intercettazioni chiamava «grande Luciano»). Ma di fronte alle sue 162 società, riunite in un hotel romano, si è difeso: e ha incassato l'applauso unanime.
C'era il presidente Figc Abete, che ha parlato di «giorni amari» senza tuttavia chiedere le dimissioni a Punghellini; c'era l'intero consiglio direttivo della D; c'era il presidente dell'Aia, nonchè vice di Abete, Gussoni. Ma non c'era, come annunciato, Carlo Tavecchio, presidente della Lega Dilettanti, che nella giornata di giovedi aveva fatto sapere che reputava «consona e compatibile la sua partecipazione all'assemblea poichè Punghellini, nelle intercettazioni pubblicate dai giornali, ha ripetutamente fatto riferimento alla mia persona con toni e contenuti inaccettabili. In apertura del comitato Interregionale il presidente Punghellini ha espresso alcune considerazioni sulla vicenda legata alle intercettazioni telefoniche che lo vedono protagonista in questi giorni. «In tutta onestà - le parole di Punghellini - pensavo che oggi fosse un'occasione propizia per tracciare un bilancio e fare progetti. Mai avrei immaginato di aprire quest'assise con delle dovute spiegazioni». «In questi giorni - ha proseguito il presidente della D - purtroppo sono finito in una centrifuga, per ingenuità e per sbagli commessi. Ma vi posso garantire che non ho tradito la vostra fiducia. In tutti questi anni ho capito che qualche volta bisogna abbozzare e, solo in apparenza, assecondare classi e uomini che agiscono intorno a noi. Con certe persone bisogna stare al gioco più che altro per capirne mosse, intenti, finalità».