L'ultima carica dei Lakota-Sioux «I trattati non hanno più valore»
WASHINGTON. La guerra di Toro Seduto contro i «visi pallidi» non è finita. Due giorni fa una delegazione di indiani Lakota, tra le più importanti tribù Sioux, si è presentata al Dipartimento di Stato americano per recare un messaggio in cui si annuncia la recessione unilaterale da tutti gli accordi.
Gli accordi sono ovviamente quelli firmati con il governo federale negli ultimi 150 anni. «Non siamo più cittadini degli Stati Uniti d'America - hanno dichiarato i Sioux in una conferenza stampa convocata per rendere noto il clamoroso gesto - e quanto previsto dai trattati adesso sono parole senza senso su carta priva di valore». Gli accordi vengono stracciati «perché ripetutamente violati dagli americani - ha denunciato Russel Means, uno dei più famosi attivisti indiani dei diritti umani - con lo scopo di rubare la nostra cultura, le nostre terre e la nostra capacità di mantenere il nostro stile di vita. L'annessione della terra dei nativi indiani ha fatto si che alcune delle tribù più orgogliose della loro identità siano diventate 'facsmili" dei bianchi. Tutti coloro che vivono nelle regioni dei cinque Stati su cui si estende il nostro territorio sono liberi di unirsi a noi», ha aggiunto Means, specificando che nuovi passaporti e patenti saranno consegnati a tutti gli abitanti del territorio che rinunceranno alla loro cittadinanza statunitense. E per convincere più persone possibili, i Sioux hanno annunciato che da loro non si pagheranno le tasse. La minaccia dei Sioux, insomma, è di costituire una nazione indipendente nel cuore degli Stati Uniti, sulla base dei loro diritti di proprietà su un'area a cavallo tra cinque Stati: Sud Dakota, Nord Dakota, Nebraska, Wyoming e Montana. Un territorio che secondo gli indiani sarebbe stato illegalmente usurpato nonostante i trattati firmati con i loro venerabili antenati, tra i quali i capi leggendari Toro Seduto e Cavallo Pazzo.
«Per fermare la continua razzia delle nostre risorse non abbiamo altra scelta che reclamare la volontà di decidere sul nostro destino - ha detto Phyllis Young, che aiutò a organizzare la prima conferenza sugli indigeni, a Ginevra nel 1977 - abbiamo 33 trattati con gli Stati Uniti, nessuno dei quali è stato rispettato». Alcuni capi Lakota, inoltre, si sono recati in delegazione presso le ambasciate di Bolivia, Cile, Sudafrica e Venezuela e intendono intraprendere relazioni internazionali con diversi Paesi nel corso dei prossimi mesi. E adesso anche il governo di Washington dovrà avviare rapidamente un delicato lavoro diplomatico per evitare che i Sioux tentino di far valere i propri diritti sulle terre.
Il gesto dei Sioux riapre una delle più sanguinose pagine della storia americana, quella che segui l'indipendenza delle colonie dalla Gran Bretagna e l'inizio della catastrofe per le nazioni indiane. Guerre, massacri e deportazioni accompagnarono infatti la conquista dei territori verso l'Ovest. In questa storia di sofferenze, si ricorda proprio la resistenza dei Sioux, che con Toro Seduto riuscirono a battere il generale Custer nella battaglia di Little Big Horn, nel 1876. Centotrenta anni dopo, la situazione dei Sioux resta preoccupante. La media dei suicidi, tra gli adolescenti Lakota, è 150 volte superiore a quella statunitense, la mortalità infantile è cinque volte più alta e la disoccupazione diffusissima.