Case e uffici nell'area Marzotto

MORTARA. La grande area della ex Marzotto di via Lomellina (quasi 100mila metri quadrati) potrebbe in un futuro ospitare case, attività produttive e uffici. La società proprietaria dell'immobile (la stessa azienda che nell'agosto del 2005 ha chiuso l'attività di lavaggio, pettinatura e cardatura delle lane grezze mettendo in mobilità 135 dipendenti) ha infatti contattato il Comune di Mortara per verificare se fosse possibile attivare un piano integrato di intervento, simile, ad esempio, a quello che coinvolge l'area ex Record di Vigevano. Un progetto che possa consentire il recupero di un terreno che ormai non è più destinato alla produzione. Se l'ipotesi diventerà concreta, il Comune potrebbe chiedere in cambio opere per la città.
Dal Comune è arrivata per ora una risposta interlocutoria, come conferma lo stesso sindaco Roberto Robecchi. «Prendiamo atto della proposta presentata dall'azienda, a cui per ora non abbiamo dato nè una risposta positiva nè una negativa - commenta il sindaco - anche se dobbiamo considerare che si tratta di una zona immensa, poco meno di 100mila metri quadrati, che un tempo era in periferia ma ora si trova nel mezzo del centro abitato. E che in un futuro non possiamo considerare possa restare soltanto uno scheletro privo di contenuti». Negli oltre due anni trascorsi ormai dalla cessazione dell'attività sono stati inoltre segnalati anche diversi furti di materiale e di attrezzature. La fabbrica non è più custodita, ed è quindi facile preda di chi cerca, ad esempio, rame o ferraglie da rivendere. Anche la stessa posizione di questa immensa area, va considerato infatti che si tratta di poco meno di 100mila metri quadrati, ormai a ridosso di abitazioni, scuole e strutture sportive, non consente infatti un suo recupero ad uso esclusivamente produttivo, cosi come era stato affermato dall'allora sindaco Giorgio Spadini all'indomani della chiusura dello stabilimento. Il predecessore di Robecchi aveva dichiarato che fino alla conclusione del suo mandato non ci sarebbero state variazioni di destinazione d'uso per l'area. Ora, a oltre due anni di distanza, la situazione però appare parzialmente mutata. I tentativi effettuati da alcune aziende di verificare se ci fosse la possibilità di riutilizzare ad esempio il depuratore dell'impianto, condizione contenuta nell'accordo tra le parti, sono finiti in un nulla di fatto proprio per la sua collocazione a ridosso del centro abitato. Anche l'Asm di Mortara, che da mesi sta mettendo in campo un progetto per utilizzare il motore installato all'interno dello stabilimento a scopo di cogenerazione, fino ad ora non ha ancora dato il via libera a questa ipotesi. «Valuteremo le proposte che ci farà la proprietà - aggiunge Robecchi - vogliamo capire cosa verrà realizzato in quest'area. Se daremo il via libera al progetto di recupero, chiederemo in cambio opere di utilità sociale per la città». Dall'Amministrazione mortarese non arriva quindi una chiusura all'ipotesi di un riutilizzo dell'area a scopi diversi da quella per cui, da quasi cent'anni a questa parte, è stata impiegata, ma la necessità di porre attenzione a ciò che verrà realizzato entro il suo perimetro. Il Comune potrebbe chiedere, ad esempio, la costruzione di un asilo.
Simona Marchetti