Ricordatevi delle vostre letterine di Natale
PAVIA. Una piccola sorpresa al giorno in attesa del Natale. Ogni giorno pubblichiamo un racconto natalizio scritto appositamente per i nostri lettori dagli scrittori pavesi. E' Marina Crescenti l'odierna protagonista della nostra iniziativa che continuerà fino alle feste.
di Mimmo Sorrentino
Mio padre scrisse la sua prima letterina a Gesù Bambino a sei anni. In verità non la scrisse proprio lui, ma la maestra. Lui la copiò su di un foglio acquistato in cartoleria. Sulla prima pagina c'era un bel disegno del Presepe e sullo sfondo un abete e sulla grotta c'era anche la cometa fatta con una polverina argentata. Quella lettera di due fogli costava venti lire, mentre un quaderno che di fogli ne aveva cento all'epoca costava cinque lire.
Nella lettera chiedeva scusa per i capricci e le marachelle che aveva combinato durante l'anno e prometteva di comportarsi bene a scuola. Poi chiedeva a Gesù Bambino di far star bene tutti i suoi familiari e la promessa che avrebbe sempre detto le preghiere prima di addormentarsi.
Il giorno di Natale, a pranzo, la nascose, come da consuetudine, sotto il piatto di suo padre, cioè mio nonno, che, fingendosi sorpreso di trovare una lettera sotto il piatto, esclamò 'ma cosa c'è sotto il piatto? Una lettera, e chi me la manda?". 'Io" urlò mio padre, che prese la letterina, si alzò in piedi sulla sedia e iniziò a recitarla. Siccome era molto emozionato, balbettò. Sua sorella, che aveva dieci anni più di lui, lo prese in giro e lui le tirò i capelli. Sua sorella, cioè mia zia, che aveva letto la sua letterina velocemente e senza entusiasmo, gli diede uno schiaffo e lui si mise a piangere.
L'anno dopo riusci a contenere l'emozione e non balbettò. Scrisse le stesse cose dell'anno precedente, ma questa volte le scrisse da solo, la maestra si limitò a correggere gli errori, che erano tanti. I suoi familiari lo applaudirono e gli regalarono dei soldi con i quali acquistò le figurine dei calciatori.
Sua sorella, che era passata alla scuola media, quell'anno non scrisse la letterina e mio padre scopri che le letterine a Gesù Bambino si scrivevano fino a quando si andava alle elementari, perché alle medie non le facevano più scrivere. Il mio papà allora pensò che le scuole medie dovevano essere proprio brutte se non facevano scrivere le letterine a Gesù Bambino, che si nascondevano sotto il piatto e poi si leggevano, durante il pranzo di Natale, in piedi sulla sedia.
Ma a nove anni, cambiò idea, perché ormai aveva capito che suo padre sapeva benissimo che nascosta sotto il piatto c'era la sua letterina e il suo stupore nel trovarla era solo una cattiva recita. Scrivere a Gesù Bambino poi non gli piaceva più tanto perché scriveva sempre le stesse cose. Come non gli piaceva più leggerla in piedi sulla sedia, perché ormai non era più cosi piccolo da dover salire su una sedia.
L'anno dopo, che era in quinta elementare, come sua sorella cinque anni prima, lesse la sua lettera senza entusiasmo e fu proprio contento che alle medie non facessero più scrivere le letterine a Gesù Bambino. Infatti quando andò in prima medie non la scrisse.
Mio nonno, quando si accorse che sotto il suo piatto non c'erano lettere, disse amareggiato. 'Non c'è più nessuno che mi scrive".
Io non ho mai scritto una lettera a Gesù Bambino perché io le mie lettere le ho scritte sempre a Babbo Natale. La imbucavo e con grande stupore la mattina di Natale trovavo sotto l'albero i regali che gli avevo chiesto.
In seconda elementare, Guglielmo, il mio compagno di banco mi disse che secondo lui Babbo Natale non esisteva e lo stesso disse Claudia, una mia compagna di classe piuttosto antipatica.
Io gli risposi che si sbagliavano perché se in una lettera chiedevo a Babbo Natale dei giochi, e i giochi arrivavano, allora doveva essere vero che Babbo Natale esisteva. E che se la notte mettevo il fieno per le renne e al mattino il fieno non c'era più, era perché qualcuno lo aveva mangiato e il fieno potevano averlo mangiato solo le renne, perché il mio papà non mangiava il fieno e nemmeno la mia mamma.
I miei compagni di classe furono cosi colpiti dalla mia logica che chiesero conferma del loro sapere alla maestra, ma la maestra non gli rispose, cosi io pensai che avevo ragione io, perché se avevano ragione loro, la maestra avrebbe dovuto dire che Guglielmo e Claudia avevano ragione.
Raccontai tutto a mio padre e gli chiesi se avessero ragione loro o io. Mio padre mi rispose 'tu vuoi crederci?" e io gli risposi di si e allora lui mi disse, 'se vuoi crederci allora per te Babbo Natale esiste". E io capii che avevano ragione i miei compagni di classe, che Babbo Natale non esisteva, perché se fosse esistito, mio padre mi avrebbe detto semplicemente che esisteva e non mi avrebbe lasciato nel dubbio. Ma continuai a dire che ci credevo. Avevo paura che se avessi detto che non credevo più in Babbo Natale poi non avrei più trovato i regali sotto l'albero.
In quarta elementare però avevo vergogna a dire che credevo ancora a Babbo Natale, allora dissi a mio padre, 'Ma se io dico che Babbo Natale non esiste, a Natale, sotto l'albero, troverò lo stesso i regali?" e mio padre mi rispose di si, che li avrei trovati lo stesso. Fui contento, non solo perché avrei ricevuto lo stesso i regali, ma perché non avrei più dovuto dire che credevo in Babbo Natale quando non ci credevo più. Però ero anche un po' triste perché mi dispiaceva che Babbo Natale non esisteva. Lo dissi al mio papà, che un po' mi dispiaceva che Babbo Natale non esisteva.
Allora lui mi raccontò di quando scriveva le letterine a Gesù Bambino e concluse il suo racconto dicendomi 'ti auguro di non dimenticarti ciò che da bambino hai scritto a Babbo Natale, perché è piacevole ricordarselo". E io pensai che doveva aver ragione, perché si vedeva che era contento di avermi raccontato cosa scriveva a Gesù Bambino.