«Nessuna violenza, quei bambini li aiutavo»

PAVIA. «Quelle famiglie erano bisognose e nei limiti del possibile le aiutavo. Ma sono innocente». Ariberto Dordoni, 68enne di Chignolo, si è difeso con queste parole nell'interrogatorio di garanzia reso davanti al giudice. L'ex camionista, da tempo in pensione, è accusato di pedofilia. Secondo i racconti, fatti dalle stesse piccole vittime ai poliziotti, il 68enne avrebbe abusato di una quindicina di ragazzini di età compresa tra i 9 e i 16 anni. Accuse tutte da provare.
I legali del pensionato, gli avvocati Barbara Ricotti e Andrea Costa, nei prossimi giorni ne chiederanno la scarcerazione. Per il momento il 68enne resta in prigione. Ma davanti al giudice si è sfogato, difendendosi con tutte le sue forze da quell'accusa infamante che porta il nome di pedofilia.
Ariberto Dordoni si è proclamato innocente, negando ogni addebito, respingendo la verità di ogni particolare delle storie raccontate dai ragazzini e spiegando che i rapporti con le loro famiglie non avevano niente a che fare con altri scopi, che non si era conquistato la fiducia dei genitori per approfittare dei loro figli. Il pensionato li aiutava e basta. Perché ne avevano bisogno, ed erano le stesse famiglie, sempre prese da mille problemi economici ed esistenziali, ad approfittare del suo sostegno e della sua presenza.
«Il nostro assistito è rimasto ovviamente sconvolto dalla vicenda - spiega l'avvocato Ricotti - Stiamo parlando di una persona di quasi 70 anni, che ha solo dato una mano ad alcune famiglie bisognose. Ma noi siamo pronti nel corso del processo a dimostrare la sua innocenza e cercheremo il prima possibile di ottenere la scarcerazione o quantomeno l'applicazione di una misura cautelare meno afflittiva del carcere. Nei prossimi giorni ci muoveremo in questo senso».
La magistratura deciderà, poi, quali passi fare. Per il momento, a inchiodare il pensionato, ci sono i racconti dei ragazzini raccolti, in audizione protetta, dagli agenti della squadra mobile di Pavia. Che sui fatti che hanno portato un uomo di 68 anni dietrole sbarre hanno indagato per indagato per diversi mesi, facendo emergere particolari da brivido.
I tasselli, messi insieme, hanno formato un quadro pesante. Tanto da costringere il giudice per le indagini preliminari, che aveva emesso l'ordine di custodia cautelare nei confronti del 68enne, a parlare di «gravi indizi di colpevolezza», decidendo, in questo modo, la misura del carcere per l'ex camionista.
Le indagini dei poliziotti erano state avviate a partire dal racconto di uno dei ragazzini coinvolti. «So come si fanno i bambini», avrebbe detto al compagno di sua madre. Da qui i sospetti, poi verificati. Le madri si sono parlate, hanno messo a confronto le loro paure e quando hanno scoperto di fare parte dello stesso incubo una di loro ha denunciato. Il 68enne, secondo le versioni fornite dagli stessi genitori, a Chignolo era conosciuto. E le famiglie si fidavano. Al punto da lasciare che il pensionato andasse a prendere i bambini a scuola oppure da permettere ai loro figli di dormire a casa sua, dove c'era sempre un lettino disponibile.
I ragazzini hanno raccontato di essere stati oggetto, durante questi incontri, di attenzioni particolari e morbose, che ricevevano mentre in televisione scorrevano le immagini di filmati pornografici, che il 'nonno", come tutti lo chiamavano, costringeva loro a vedere.
E ora, mentre la comunità di Chignolo si interroga su questo dramma, tanti aspetti devono ancora essere valutati. Non si esclude che i ragazzini possano essere nuovamente sentiti in fase di incidente probatorio.