Pasta, 29 aziende nel mirino dell'Antitrust

ROMA. Ventinove tra i principali marchi della pasta italiana - tra cui Barilla, De Cecco, Di Vella, Agnesi e Buitoni - finiscono nel mirino dell'Antitrust per possibile cartello nella fissazione dei prezzi. Lo rende noto il Garante. «In base alla documentazione acquisita nelle ispezioni emergerebbe che un ampio numero di imprese abbia coordinato la strategia di aumento dei prezzi», sottolinea l'Autorità che a ottobre aveva messo nel mirino l'Unione Industriale Pastai Italiani e UnionAlimentari.
Le aziende interessate dal provvedimento, aderenti all'Unipi, sono: Amato, Barilla, Colussi (pasta Agnesi), De Cecco, Divella, Garofalo, Rummo, Zara, Nestlé (pasta Buitoni), Berruto, Cellino, Chirico, De Matteis, Delverde, Di Martino, Fabianelli, Felicetti, Ferrara, Gazzola/Monteregale, Granoro, Liguori, Mantovanelle, Mennucci, Pagani, Riscossa, Russo/La Molisana, Tamma, Tandoi, Valdigrano. L'estensione è stata decisa in base agli elementi acquisiti durante le ispezioni nelle sedi delle due associazioni e in alcune aziende. Secondo il Garante l'istruttoria «dovrà verificare se nel corso del 2006 e del 2007 le 29 imprese abbiano messo in atto un coordinamento delle strategie di aumento di prezzo della pasta, realizzato anche con l'apporto di Unipi». All'attenzione dell'Autorità - è spiegato - c'è, in particolare, l'andamento «delle riunioni del 18 luglio e del 26 settembre 2007, nella sede Unipi, nel corso delle quali le 29 imprese sembrerebbero aver concordato gli andamenti dei listini». L'istruttoria dovrà essere conclusa entro il 30 novembre 2008.
Allarme cereali.La corsa all'aumento dei prezzi di pane, pasta e prodotti alimentari non accenna ad arrestarsi. Anzi, è allarme-cereali, e già nei primi mesi del 2008 le riserve scenderanno a 420 milioni di tonnellate, il minimo storico dal 1983. Da Londra, il Financial Times ha dedicato alla brusca impennata dei prezzi l'apertura, mentre da Roma è arrivato il duro verdetto della Fao: la nuova ondata di inflazione che colpirà i consumatori delle maggiori economie mondiali segnerà irrimediabilmente quelle dei Paesi in via di sviluppo, che difficilmente riusciranno ad alzare la testa dall'ennesima crisi. Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, in conferenza stampa è stato raggiunto al telefono proprio da uno dei due autori del pezzo che ha occupato la prima pagina del giornale finanziario inglese: «L'aumento dei prezzi produrrà altra fame nel mondo?» è stata la secca domanda. «Il rischio c'è - ha risposto senza tentennare Diouf - ed è molto grave, perché per primi sarebbero colpiti proprio i più poveri». Nel suo rapporto Food Outlook di novembre, la Fao ha stimato che nel 2007 il costo totale delle importazioni di derrate alimentari dei Paesi con deficit alimentare sarà maggiore del 25% rispetto all'anno precedente, superando i 75 milioni di euro. Cifre che «fanno tremare», ha aggiunto il segretario generale. Al Chicago Board Trade, il mercato globale dei cereali, i prezzi del grano sono balzati al record di tutti i tempi: +7,5%.