«La mia vita in fabbrica per mille euro»

PAVIA. «Abbiamo chiesto 117 euro e loro in prima battuta ce ne hanno offerti 66: 20 quest'anno e 44 quello dopo. Ci hanno trattato come pezzenti. Ma noi non lo siamo». Fabio Fasani, operaio pavese di 37 anni, vive con uno stipendio di circa 1.100 euro al mese. Lavora in fabbrica dall'88. «Una vita», dice. E ce l'ha con chi, dall'altra parte della barricata, Federmeccanica, «fa le pulci su 117 euro». «Certo che non ci fanno diventare ricchi - commenta - Ci servono solo per fronteggiare il carovita. Per arrivare alla fine del mese».
Quindi prende circa mille euro?
«1.100 euro, ma facendo i turni e con cinque scatti che ammontano a 125 euro»
Riesce a farselo bastare?
«Che gli stipendi siano bassi è cosa di dominio comune. Questa situazione si trascina dal momento in cui è stato introdotto l'euro e sono mancati i controlli. Da allora le retribuzioni dei lavoratori hanno patito tanto. Quindi bisogna contrattare. Ma è difficile».
Perchè
«Da una parte bisogna affrontare il costo della vita, dall'altra il periodo di rinnovo contrattuale che comporta dei costi e quando viene chiuso non consente di recuperarli interamente».
Ha famiglia?
«Convivo da due anni. Io faccio il metalmeccanico e lei, che ha 38 anni, è socio lavoratore di una cooperativa. Non arriva a 1.000 euro al mese. Ci sono mesi che con due stipendi non tocchiamo i 2.000 euro».
Ce la fate con le spese?
«Da circa tre mesi abbiamo comperato un piccolo appartamento e paghiamo un mutuo di 600 euro. Prima avevamo un affitto di circa 500 euro. Il mutuo si prende il 60% del mio stipendio. Poi ci metta il cibo, le spese per l'auto e magari qualche soldo che se ne va per motivi di salute e la cosa diventa complicata. Per carità, non mi lamento. Ho visto anche situazioni più gravi della mia».
Dovete fare rinunce...
«Al ristorante andiamo solo in casi eccezionali; il cinema lo guardiamo a casa. E poi si va nei discount perchè hanno prezzi bassi».
Riuscite a risparmiare?
«Non rimane granchè».
Avete pensato a un figlio?
«Stiamo parlando di matrimonio per l'anno prossimo. Piuttosto si tira la cinghia ancora di più, ma non rinunciamo ad un figlio. Certo però che il fatto di pensare di rimandare queste scelte a 38 anni fa riflettere sulla società in cui viviamo». (d. z.)