SEGNALI DI UN SOTTILE MALESSERE CHE SI STENTA ANCORA A COGLIERE
Se, come sembra, a uccidere a martellate Mariangela Navone, di 54 anni, e la figlia Antonella, di 21, ritrovate ieri massacrate nei loro letti ad Arquata Scrivia, vicino ad Alessandria, è stato davvero Angelo Grassano, falegname cinquantacinquenne, rispettivamente marito e padre delle due vittime, potremmo trovarci di fronte a un ennesimo capitolo dell'infinito serial della cronaca nera italiana, della provincia italiana in particolare. Se ne sa ancora poco, di questo episodio, ma quel poco basta e avanza a far temere un altro squarcio nel tessuto che in superficie copre le tensioni profonde, le profonde inquietudini e le spinose contraddizioni in cui la vita reale procede, anche quella che spesso non sembra dare nessun segnale di conflitto, nessun elemento di preoccupazione. In realtà, non è che questi segnali non giungano. E' che si preferisce non coglierli, quando li si nota. Ma più spesso essi giungono in un contesto che non è più abituato ad accorgersene.
La sofferenza, la malattia psichica, ma anche, più comunemente, il malumore, l'astio, la frustrazione, l'insieme di pulsioni, sentimenti, idee che si confondono spesso tra eccessi verbali, battute, una malevolenza che colpisce tutto e tutti, esercitata sulla sfera pubblica come in ambito privato, sembrano diffondersi in questa specie di lungo inverno del nostro scontento che è l'attuale stagione della nostra vita sociale. E, dunque, nel flusso della cosiddetta normalità, si rende a volte indistinguibile ciò che davvero è più patologico e pericoloso, movimento abissale, da ciò che è schiuma d'umori e monta in superficie. Si guarda altrove, normalmente.
A immaginare davvero colpevole di quest'ultima strage domestica il falegname di Alessandria viene facile un pensiero, legato a uno dei mestieri più ricchi di tradizione e anche, in quest'imminenza del Natale, di carica suggestiva. Mentre la festa più bella dei cristiani si avvicina e celebra la santa condiscendenza del casto falegname di Nazareth, condizione della Nascita del Bambinello, quali rancori, quali ferite, quali dolenti o furenti o vani vagheggiamenti avranno preso, se è stato lui, il falegname che ieri inebetiva accanto ai cadaveri di moglie e figlia? E mentre il Natale è anche propizio ai racconti magici e alle favole, avrà pensato, questo eventuale Geppetto omicida, di rovesciare l'atto creativo che, nella storia di Collodi, spinge il povero e buon falegname a trarre dal legno un bambino, dandogli la vita, invece usando, lui, uno strumento del mestiere per uccidere la figlia in carne e ossa e la moglie che aveva?
Tragedie come questa, l'ennesima della serie, non ammettono facili risposte. Neanche quando se ne saprà di più di quel che ne sappiamo adesso. Per questo, qualche risposta la cerchiamo in apparenti divagazioni che incrociano tragedia e favola, crimine e Buona Novella. Non tanto perché fra poco è Natale, ma perché, tutti i giorni, ci sono troppe novelle fin troppo cattive e troppe favole nere, cosi spesso inspiegabili con gli strumenti ordinari.