D'Angelo e la Monti tra le gag di «Indovina chi viene a cena?»

VIGEVANO. Trasferire sulle scene soggetti cinematografici sembra far parte di una moda corrente. Cosi adesso arriva anche 'Indovina chi viene a cena?", testo conosciutissimo, che il pubblico mostra, però, sempre di gradire. Soprattutto perché, nel caso specifico, l'adattamento di Mario Scaletta non reinventa la storia di William Rose, ma rimane fedele al copione originario.
Una fedeltà ai moti del cuore e delle coscienze, con i suoi dilemmi non ancora completamente risolti, pur scrostando almeno in parte quanto c'era di facile sentimentalismo e privilegiando i toni leggeri, qualche spunto ironico, una patina sorridente da commedia edulcorata con battute sagaci e divertimento lineare, senza comunque rinunciare allo scavo psicologico ed alle rifrangenze moralistico-retoriche.
Il suo lavoro, forse più efficace nel mostrare il conflitto generazionale che quello razziale, è sorretto dalla regia di Patrick Rossi Gastaldi, il quale dosa garbatamente, con un'impostazione conveniente a questo genere di operazioni, i momenti drammatici e la verità dei dialoghi, le piccole gag ed i risvolti brillanti.
Un valido apporto alla resa spettacolare è dato, poi, dalle soluzioni accorte della scena di Alessandro Chiti, un interno americano-borghese a moduli con pareti mobili di vetro, che risolvono i passaggi cinematografici da un locale all'altro, ma che forse avrebbe dovuto accompagnarsi ad una datazione più puntigliosa, in modo da reinquadrare nel momento giusto la complessità di un problema oggi meno avvertito perfino negli States del profondo Sud.
Tutto, poi, regge sull'interpretazione di Gianfranco D'Angelo ed Ivana Monti, misurato, puntuale, accorto nello sconvolgimento, nei tormenti e nella conclusiva requisitoria edificante, lui; sensibile, intensa, di nervosa generosità, attenta a non sprecare una sola battuta di quelle ad effetto, specie nella fase delle sorprese iniziali, lei.
Se Emanuela Trovato è una Deborah versatile e garbata, Timothy Martin è un Prentice credibilmente ed intelligentemente combattuto fra il cuore e l'orgoglio. Sanno, però, cavarsela decisamente bene anche Howard Ray e Mari Hubert nel ruolo scavato e problematico dei genitori di lui; Mario Scaletta, che si lascia andare a qualche 'colore" di troppo nell'affrontare l'illuminato monsignor Ryan; e Fatimata Dembele, che presta le sue risorse comiche all'impicciona «mamie» Tillie. (f. cor.)
SI REPLICA oggi (ore 20.45) al Teatro Cagnoni di Vigevano.