«Mai più lavoratori dilaniati dal fuoco»

TORINO. Torino, piazza Castello, ore 10:30. Quattro feretri, uno accanto all'altro in un silenzio impressionante. Due - Angelo Laurino e Roberto Scola - sono passati un'ultima volta sotto le loro case di Lucento e Barriera di Milano. Bruno Santino è tornato in serata nella sua Nichelino, grosso centro della periferia sud.
Antonio Schiavone, il primo a morire nell'inferno della ThyssenKrupp, non ha fatto in tempo a rivedere Envie, in provincia di Cuneo. Se la manifestazione dei metalmeccanici di lunedi era stato un corteo «separato» pieno di rabbia, il funerale di Antonio, Angelo, Roberto e Bruno è stato un doloroso momento di condivisione e compostezza. A salutarli non c'erano solo parenti e colleghi. Sul sagrato di San Giovanni, sotto le piccole navate del Duomo c'erano anche tanti torinesi. Duemila persone almeno.
Prima della funzione il cardinale Severino Poletto legge un telegramma di Benedetto XVI: «Esprimo sentita partecipazione al dolore che ha colpito i familiari e l'intera città di Torino - scrive Ratzinger - e assicuro fervide preghiere di suffragio per quanti sono tragicamente morti e con particolare affetto invoco per i feriti sollievo e guarigione». Rocco Marzo, Giuseppe Demasi e Rosario Rodinò, infatti, lottano ancora per la vita.
Poi l'omelia, quasi un'orazione civile: «Mai più morti come queste, mai più lavoratori dilaniati dal fuoco. Questo è un dramma di tutti - risuona la voce del cardinale - non ci sono aggettivi adeguati per commentare questo modo atroce di morire. È accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere. Negligenza? Mancanza di sicurezza? Eccessiva ricerca del profitto senza le dovute garanzie per la salute e la vita dei lavoratori? Non tocca a me rispondere, ma alla magistratura e a quanti hanno specifiche responsabilità previste dalle leggi». Una cerimonia silenziosa, soltanto un lungo applauso all'ingresso e all'uscita delle bare. Mischiata tra la folla - nonostante l'annunciata ostilità degli operai - anche una delegazione della ThyssenKrupp, accompagnata dall'ambasciatore tedesco Michael Steiner: «Anche per noi è un momento molto triste - dichiara uno di loro - siamo vicini alle famiglie. Oggi è la giornata del dolore e del lutto».
L'azienda ha annunciato la costituzione di un fondo per sostenere gli studi dei figli delle vittime. In chiesa, in prima fila, c'è il figlio di Angelo Laurino: osserva disorientato la folla attorno a sé; poi si abbandona a un pianto incontrollato accanto alla mamma. A loro, ai parenti delle vittime, va il pensiero del cardinale: «Ci è chiesto un grave compito: vivere come 'nostro" il dolore dei familiari di questi defunti ed offrire loro la nostra vicinanza di affetto e partecipazione, fatta non di parole, ma di riflessione silenziosa e di preghiera».
Qualcosa non ha funzionato come doveva, la magistratura sta indagando. Che sia fatta piena luce. Lo chiede una città intera.