Compagni, io non ci sto
ROMA.«Cari compagni non non mi avete convinto». Pietro Ingrao non parteciperà alla nascita della Cosa rossa. Doveva arrivare oggi alle 12, insieme a Fausto Bertinotti per «benedire» la nuova formazione politica, e invece il grande vecchio del comunismo italiano darà forfait come ha anticipato in un colloquio con Riccardo Barenghi, l'ex direttore de Il Manifesto ora a La Stampa. Ufficialmente non ci sarà perchè impegnato a presentare il suo ultimo libro: «La pratica del dubbio».
Ma la verità è che non ci sarà perché non è affatto convinto delle modalità con le quali la sinistra cosidetta radicale sta cercando di costruire una casa comune per l'ex sinistra Ds di Fabio Mussi, Rifondazione, Pdci e Verdi. Il vecchio leader dell'operaismo italiano è infatti certo che la scelta di dar vita a una federazione invece che a un partito unitario sia sbagliata e non porti da nessuna parte. Inoltre Ingrao, iscritto da tempo a Rifondazione comunista, ha molti dubbi anche sulle ultime uscite dell'amico Bertinotti sul fallimento del governo Prodi. Da ex presidente della Camera è convinto che sia istituzionalmente sbagliato che la terza carica dello Stato intervenga cosi pesantemente. E il giudizio non è più lusinghiero sul piano politico visto che bolla l'uscita di Bertinotti come «estemporanea». «Con chi l'ha concordata, cosa voleva ottenere?» chiede al suo interlocutore.
Bertinotti per ora non commenta le parole di Ingrao. «Faccio due giorni di silenzio», dice. Sono gli altri dirigenti, soprattutto di Rifondazione, a esprimere dispiacere e sgomento. «Sono sicuro che Ingrao troverà il modo di far sentire la sua presenza», dice Franco Giordano, segretario di Rfc. «Ingrao fa parte del percorso della sinistra ed è un punto di riferimento per molte generazioni», aggiunge Gennaro Migliore, capogruppo alla Camera.
Più distaccato Oliviero Diliberto, forse irritato dalle parole dell'ex dirigente del Pci che chiedeva «Chi rappresenta Oliviero Dilberto?». «Il meglio è nemico del bene», premette il segretario del Pdci. «Se si vuole forzare il rischio è che salti tutto, è già un grande risultato che quattro partiti siano qui oggi», aggiunge.
Non drammatizza invece Fabio Mussi. Per il leader della ex sinistra diessina «le parole di Ingrao sono uno stimolo a fare di più. Io gli dò ragione ed è per questo che gli dico: caro Pietro siamo a un passo importante, questa è la direzione giusta», dichiara il ministro della Ricerca. Non vuole invece entrare nello specifico della vicenda il presidente dei senatori della Sinistra democratica, Cesare Salvi. «Se Ingrao viene è meglio, se non viene pazienza». M.B.