Saeco, è caduta l'accusa di bancarotta
VOGHERA. Assolti con formula piena perchè il fatto non sussiste. E' l'una e mezza del pomeriggio quando il giudice monocratico del tribunale di Voghera, Federica Ferrari, pronuncia il verdetto che cancella l'accusa di bancarotta semplice nei confronti di nove fra ex amministratori e revisori dei conti. Finisce cosi il processo iniziato venti mesi fa, sul presunto crack della Saeco, la società che aveva gestito la raccolta dei rifiuti in Oltrepo nella seconda metà degli anni Novanta, fino al fallimento dichiarato nel 2000.
Una sentenza che, con ogni probabilità, spedirà la vicenda definitivamente in archivio, visto che lo stesso pm Maria Gravina aveva sollecitato l'assoluzione plenaria, seppure con formula dubitativa.
Non ci fu bancarotta, dunque, nell'implosione della Saeco, la società che aveva raccolto l'eredità del vecchio Consorzio smaltimento rifiuti Oltrepo dopo la chiusura della discarica di Casatisma. Il giudice ha assolto l'ex presidente Giampiero Ferretti, gli ex consiglieri di amministrazione Flavio Lazzati, Ezio Mori, Gian Paolo Pozzi e Silvano Ubbiali, gli ex componenti del collegio sindacale Carlo Alberto Belloni, Pietro Depiaggi e Renzo Draghi, infine l'ex direttore generale Umberto Montagna. Già all'udienza preliminare (luglio 2005), si era sgretolato parte del castello accusatorio, con la cancellazione delle accuse di abuso d'ufficio e falso nei confronti dei nove imputati poi rinviati a giudizio. Era rimasta in piedi solo l'imputazione di bancarotta: secondo la procura di Voghera, i dirigenti avevano distratto fondi destinati alla messa in sicurezza della discarica e al recupero ambientale, per coprire le perdite di esercizio. Una tesi respinta seccamente dalla difesa, sulla base del presupposto-chiave che, in realtà, i lavori per la messa in sicurezza erano conclusi già nel 1996, quindi assai prima del fallimento. (r.lo.)