Pavia, l'entusiasmo è ritornato
PAVIA. Il Pavia che finalmente vince in casa, che strappa un punto in trasferta con il Lumezzane, è un'altra squadra. Non perché sono cambiati i giocatori, ma perché è cambiata, e tanto, la mentalità con cui scende in campo. Una trasformazione psicologica che si traduce in entusiasmo, voglia di fare, generosità agonistica. Lo si è visto anche ieri pomeriggio, durante la partitella di allenamento: lo spogliatoio è unito, compatto, pronto alla sfida, difficile, di dopodomani, quando al Fortunati arriverà il Pergocrema, squadra tra le più attrezzate del girone, terza in classifica con 25 punti. Ma in casa degli azzurri non c'è paura, il clima è sereno.
Il merito va in larga misura ad Amedeo Mangone, sostituto di Alessandro Madocci sulla panchina del Pavia. Il tecnico ha saputo ricostruire un gruppo che fino a poche settimane fa appariva irrimediabilmente sfiduciato. Oggi le cose sono diverse, nonostante la classifica ancora difficile: i giocatori si divertono, è questo il dato che balza all'occhio. Si divertono e ce la mettono tutta in allenamento, spinti dal capitano Benito Carbone, che a 36 anni ha l'entusiasmo di un ragazzino. Mangone: «L'ho già detto e lo ripeto: Carbone rappresenta un esempio per tutti i giocatori, specie per i più giovani. Un esempio per come si impegna, per la grinta che ci mette: in allenamento uno come lui potrebbe anche correre di meno, e invece ci mette l'anima». Quanto al match di domenica contro il Pergocrema, Mangone dimostra di non amare le perifrasi, i giri di parole: «Come sono i nostri prossimi avversari?». Una domanda che prelude a due aggettivi, accuratamente scelti: «Sono una squadra compatta e organizzata», dice Mangone. Un gruppo ben impostato che si avvale, è sempre il tecnico del Pavia a parlare, di «elementi di qualità e d'esperienza». Insomma, non c'è da scherzare. «L'importante - conclude l'allenatore degli azzurri - è fare una buona prestazione, che è la madre dei risultati». Un Pavia che ha in Carbone la stella polare e in giovani di qualità la promessa di un futuro più sereno. Giovani (19 anni) come Matteo Mandorlini: «Nessuno si illude che con il Pergocrema sia una passeggiata, sarà dura, ma la sfida non ci spaventa. Da qui alla fine della stagione ce la giochiamo con tutte le squadre, non possiamo permetterci altri errori». E di questo Pavia che ha saputo ritrovare gioco e fiducia... «Mangone dà molta importanza al possesso della palla, ci sprona a creare più occasioni. Le cose sono cambiate soprattutto sul piano psicologico, è un po' tutta la squadra a essersi ritrovata». Mandorlini è figlio d'arte, come ben sanno gli appassionati. Il rapporto con papà Andrea (il difensore, tra l'altro, dell'Inter dello scudetto 1988-1989)? «Ci tiene che io cresca, che migliori: non spreca complimenti, semmai è prodigo di consigli, di suggerimenti. Se è contento della mia scelta? Molto, ma spera che un giorno mi iscriva all'università. Dà un gran valore alla cultura».