La «verità» di Rudy sul delitto di Perugia
PERUGIA. E' arrivato il giorno di Rudy Hermann Guede, l'ivoriano arrestato in Germania il 20 novembre, l'uomo che - se non è lui l'assassino di Meredith Kercher - potrebbe sapere e raccontare chi e perché ha ucciso la studentessa inglese: tra le poche certezze dell'inchiesta c'è la sua presenza nella casa della vittima la sera del 1 novembre e il fatto che abbia avuto un rapporto sessuale con lei.
Alle 9.30, nel carcere di Capanne, Rudy sarà sentito dal gip Claudia Matteini, lo stesso che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per gli altri tre indagati, Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba Diya (poi scarcerato), alla presenza del pm Giuliano Mignini e degli investigatori della squadra mobile e dello Sco. Nel carcere di Perugia il giovane ivoriano è arrivato ieri pomeriggio, da Fiumicino dove era atterrato l'aereo proveniente da Francoforte. E' in isolamento.
In jeans e con un maglione celeste, Rudy è apparso piu' magro rispetto alle foto diffuse venti giorni fa, con l'aria stanca e lo sguardo assente. Agli avvocati che lo hanno visitato in carcere è sembrato comunque tranquillo. Stando alle dichiarazioni fatte nei giorni scorsi al padre che lo è andato a trovare nel carcere di Coblenza, Rudy davanti al Gip non si avvarrà della facoltà di non rispondere. «La mia verità è una sola e quella racconterò» ha ribadito anche mercoledi. E in effetti Rudy molto ha da chiarire: la versione raccontata ai giudici tedeschi - che non ha valore processuale - presenta comunque dei punti oscuri. Ma, soprattutto, dovrà fornire prove convincenti che non è lui l'assassino visto che dei tre giovani in carcere è al momento quello con la posizione più difficile, considerando anche che ha abbandonato Meredith agonizzante senza chiamare aiuto. «Io ero nella casa - ha ammesso davanti ai magistrati - ma non c'entro nulla con la sua morte». Rudy ha invece negato di aver avuto rapporti sessuali con Mez e di averla violentata ma dovrà spiegare come mai gli esami scientifici dicono l'esatto contrario.
Cosi' come dovra' spiegare tutte le incongruenze del suo racconto sull'«incontro» con l'assassino. In particolare quando sostiene prima di averlo visto solo di spalle e di non saperlo riconoscere e poi quando invece dice di essersi difeso da una persona che con un coltello, tenuto con la mano sinistra, ha tentato di ferirlo. E dunque rivolta verso di lui. L'altro punto del racconto che non è per nulla chiaro e' quando Rudy dice di esser uscito dal bagno sentendo le grida di Mez e di aver visto, contemporaneamente, l'assassino «di fronte alla porta di casa» e la studentessa inglese stesa sul pavimento. Ma se Meredith era nella sua camera, come conferma lo stesso Rudy poco dopo, allora era impossibile da quella posizione vedere le due situazioni. Al Gip l'ivoriano dovrà anche spiegare quelle due lettere pronunciate da Mez prima di morire - 'af' - e che lui avrebbe scritto sul muro ma delle quali non è mai stata trovata traccia dalla polizia scientifica. Forse una manovra per incastrare Raffaele Sollecito - che ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm spiegando di aver detto quello che aveva da dire nel corso dell'udienza al tribunale del riesame - e proteggere Amanda.