«Sarò una Lady Macbeth da ricordare»
PAVIA. C'è grande attesa per la rappresentazione del 'Macbeth" di Giuseppe Verdi (in cartellone domenica sera alle 20.30 con replica martedi): l'opera manca infatti dai palcoscenici pavesi da almeno mezzo secolo. Ma la vera attesa è per la voce possente del soprano statunitense Susan Neves, artista dalla forte presenza scenica che ha già interpretato Lady Macbeth per più di 200 volte.
Dopo essere stata applaudita all'Opera National di Parigi, alla Deutsche Oper di Berlino, al Gran Teatro Liceu di Barcellona e in attesa di debuttare alla Scala di Milano (nella prossima stagione), la Neves calca per la prima volta la scena pavese. L'abbiamo intervistata alla vigilia del suo arrivo.
Lei è una veterana del 'Macbeth". Cosa ci sarà di diverso in questa rappresentazione italiana?
«La cattiveria. Ogni volta che interpreto Lady Macbeth trovo una nuova sfumatura della sua malvagità che è come un pozzo senza fine. Diciamo che dagli esordi, quando ero più ingenua e meno esperta, ad oggi ho capito come leggere meglio il mio personaggio, come entrare davvero nella sua mente».
Cioè?
«Quando lavoro e mi trovo davanti a un carattere da interpretare cerco di sbucciarlo, esattamente come si fa con una cipolla, per cogliere ogni piccolo lato della sua psiche, e per trovare la sua parte umana. Con la Lady non è quel che si dice un gioco da ragazzi. Qualcuno potrebbe mettersi a ridere e dire che non esiste un briciolo di umanità in questo personaggio. Ma si sbaglia, c'è l'amore per Macbeth: è solo per lui che Lady agisce».
Macbeth, rispetto alla forza di sua moglie, sembra quasi scomparire. Come trovare un equilibrio tra i due personaggi?
«Non è facile, in scena è la Lady che dirige gli avvenimenti e Macbeth deve seguirla. Per questa ragione ci vuole molto feeling tra i cantanti e io in questo caso sono fortunata, perché col giovane baritono Cluadio Sgura abbiamo trovato da subito una vera intesa».
Qual è la bellezza del suo personaggio?
«Mi affascina la sua forza, quella di una donna potente che non si arrende davanti a nulla. E poi sono catturata dalla sua malignità. Ovviamente l'uso della voce deve sottolineare questo aspetto».
Come deve essere la voce della Lady?
«Nera e laida, diceva Verdi, anche se sono convinta che più che una voce sgradevole debbano esserci colori sgradevoli che scaturiscano da un bel suono. Dunque una voce di petto, con acuti cupi e gravi, toni lugubri ed estremamente inquietanti, che toccano raramente il Si sopra il rigo. (nota cara e frequente nelle partiture per i soprani delle opere verdiane, ndr)».
Un personaggio complesso?
«Si, decisamente. A cominciare dal primo atto, quando Lady esordisce con un'aria impervia, a freddo. Ci vogliono molta concentrazione e una voce grave, tuttavia provvista di estrema destrezza in passaggi acuti molto veloci».
L'aria che preferisce?
«Quella del sonnambulismo, nel quarto atto, quando nel sonno Lady è sopraffatta dal rimorso e mostra tutto il suo lato umano, per poi morire nel delirio. Il dialogo che Lady intesse in quest'aria non ha eguali nella storia della lirica: è qui che Verdi cessa le forme chiuse e si apre al dialogo romantico, lo stesso che realizzerà a pieno solo più tardi con l'Aida e l'Otello».
Chiara Argenteri