In viale Campari pedoni in pericolo

Purtroppo spesso circolano pericolosi maleducati al volante che non rispettano ciclisti e pedoni. In quindici giorni ben tre incidenti nei quali sono stati coinvolti anziani pedoni nell'attraversamento sulle strisce pedonali poste all'incrocio di via Ferrini con via Campari.
Altra situazione pericolosa per i pedoni, che percorrono il marciapiedi di via Campari sino all'incrocio con via San Giovannino, è il disastroso fondo ed il susseguirsi di buche profonde che mettono in pericolo il loro equilibrio. Come a mia moglie il 28 novembre scorso: per una rovinosa caduta causata da una profonda buca, ho dovuto accompagnarla al Pronto Soccorso ove gli hanno constatato la fratture del setto nasale ed altre escoriazioni.
Altra situazione di alta pericolosità è percorrere, per i ciclopedoni, l'esiguo «marciapiedi» sul ponte del Naviglio nella stessa zona. Forse si aspetta incoscientemente che qualche pedone venga investito da Tir o autobus. Certo il ponticello ciclopedonale chiuso da qualche mese per instabilità nelle strutture portanti è problema molto complesso e non di facile soluzione. Infatti i responsabili dell'ufficio lavori pubblici sono costantemente riuniti, notte e giorno, per studiare il caso. Altri, più maligni, dicono invece che la risoluzione del problema del ponticello (dei Sospiri?) non sia poi tanto urgente dando la priorità alla progettazione degli urgentissimi lavori della pista ciclabile.
Gentile direttrice, potrebbe interessare lei la persona giusta, forse il Sindaco, perchè dia la precedenza alla rimozione del ponticello pericolante? Si possono immaginare quali disagi, nel prosieguo della stagione invernale (gelo, neve, nebbia), dovranno affrontare i pedoni.
G. Franco RipamontiPavia

Il lavoro delle donne
motore del cambiamento

«Il manifesto del lavoro femminile» e' stato sottoscritto da 68 parlamentari, ministre, sottosegretarie e componenti degli organismi del Partito Democratico ed e' stato presentato recentemente al Senato in conferenza stampa. Un manifesto, che oltre a costituire un importante contributo per la modernizzazione del paese vuole essere un fondamentale punto di riferimento per i contenuti programmatici del nuovo partito.
Incentivi per favorire l'estensione del lavoro femminile e superare la differenza retributiva tra uomini e donne, deducibilità fiscale per colf, baby sitter, asili nido e badanti, ma anche una maggiore tutela della maternità con estensione di diritti a precarie e lavoratrici autonome, ampliamento dei congedi parentali per le donne immigrate, un piano straordinario degli asili nido ed una pubblica amministrazione più amica delle donne. Il Partito Democratico assume il lavoro femminile come uno dei suoi valori fondativi. Lo sviluppo delle pari opportunità e' uno strumento essenziale per la crescita e la competitività del Paese. L'Italia infatti è all'ottantaquattresimo posto nella classifica mondiale per la disparità di genere, è il Paese europeo con il più basso indice di occupazione femminile. A parità di posizione professionale, una donna percepisce in media uno stipendio più basso del 25% rispetto a un uomo. Occorre quindi invertire questa tendenza, perchè le donne vogliono essere giudicate in base al merito, e se questo avviene si scopre che le donne valgono di più.
Quando affrontiamo la questione donne e lavoro, del riconoscimento dei loro talenti e dei loro meriti, come ha fatto notare il ministro Barbara Pollastrini, non parliamo di uno dei problemi italiani, ma parliamo del problema numero uno del Paese, ovvero del problema della sua crescita e della sua competitività.
Si tratta di una sfida alla quale le donne del Pd non intendono e non devono sottrarsi. Nel partito la presenza femminile nelle Assemblee Costituenti è al 50%, proprio per far vivere la vita, le aspirazioni e i bisogni di più della metà della società italiana. Se ci sono più donne in politica si può fare la differenza.
Per quanto riguarda la Lombardia, se assumessimo come indicatori il tasso di attività femminile, la presenza nella vita politica, la diffusione di asili nido e consultori si collocherebbe solo al 9º posto della classifica italiana (altro che locomotiva del paese!). L'alto numero delle donne occupate in Lombardia, lo spirito di imprenditorialità femminile, insieme alla collaborazione della donna nell'impresa familiare, caratteristiche tipiche della presenza delle donne nel mercato del lavoro, fanno del tema della «conciliazione tra lavoro e famiglia» un punto centrale delle nostre politiche, di una società equilibrata di donne e uomini.
Nella nostra provincia il Partito Democratico saprà essere in grado di proporre soluzioni per un ruolo attivo e protagonista delle donne nel lavoro: innovazione e pari opportunità, un binomio che porterà crescita economica per la nostra provincia.
Fabrizia Ghisolfi CupellaCom. pari opportunità Regione Lombardia

Pavia, tariffe salate
per i rifiuti non riciclati

Nell'articolo dal titolo «Riciclaggio rifiuti, a Pavia la maglia nera-raccolta differenziata sotto il 35%» di giovedi 29 novembre è riportato testualmente: «Un dato che fa sobbalzare sulla sedia l'assessore comunale all'Ambiente Pinuccia Balzamo».
Generalmente si hanno queste reazioni quando si apprende una notizia inattesa, imprevista e imprevedibile mentre in questo caso la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti a Pavia è stranota e l'assessore verde Balzamo la conosce benissimo. Infatti in città è di circa il 27% ed è rimasta immutata nel tempo (indagine Istat sulla qualità ambientale delle città capoluogo di Provincia pubblicata in agosto).
Il Decreto Ronchi stabiliva che si raggiungesse il 35% di raccolta differenziata entro il 2003. Successivamente la legge finanziaria del 2007 ha posto nuovi obiettivi «minimi» di raccolta differenziata: 40% alla fine del 2007; 50% al 2009; 60% entro il 31 dicembre 2011. Quindi Pavia con il suo misero 27%, largamente al di sotto della media regionale che raggiunge il 40%, non potrà mai ottenere le percentuali fissate dalla finanziaria.
Inoltre l'assessore sa benissimo che la giunta ha votato una delibera con la quale viene assegnata all'Asm un'ulteriore somma di 327.500 (92.500 per il 2006 e 235.000 per il 2007) per la maggiore quantità di rifiuti da smaltire.
Ciò dimostra ulteriormente che ad una maggiore quantità di rifiuti da smaltire corrisponde, ovviamente, una minore quantità di rifiuti da riciclare.
Questo risultato produce un duplice danno per i cittadini: il maggiore costo per lo smaltimento ed il minore introito per i materiali ricavati dalla raccolta differenziata da vendere alle aziende interessate: carta, plastica, alluminio, vetro, carta.
Non è un caso che i cittadini pagano la tariffa più alta della Lombardia e tra le più alte d'Italia per lo smaltimento dei rifiuti.
La classifica di Legambiente, cronaca di un disastro annunciato, conferma il fallimento delle politiche ambientali della giunta e del suo braccio operativo Asm.
Walter Veltriconsigliere comunale, Pavia

Leggi non rispettate
dagli ospiti rom

Non può passare sotto silenzio quanto letto sulla Provincia Pavese sugli ospiti rom, e sottolineo la parola ospiti, nella struttura comunale di San Carlo. Alcuni rom insediati nel 2004 non se ne sono andati nonostante le promesse iniziali di un percorso pattuito di inserimento nella comunità pavese.
Oltre al non rispetto delle regole pattuite, hanno provocato danni alle strutture che pagheremo tutti noi cittadini contribuenti.
Il Comune non riuscendo a risolvere il problema aveva sottoscritto una convenzione con la Casa del Giovane, abituata a trattare casi al limite come ex drogati, senza tetto.
La Casa del Giovane nella sua formazione di recupero impone regole precise; risultato: gli operatori vengono minacciati pesantemente e non è gente che si lascia intimorire facilmente, dato lo spessore degli educatori.
Non si possono esporre gli stessi ad ulteriori rischi.
L'Assessore competente dichiara: «Se anche la Casa del Giovane che è specializzata nell'affrontare casi difficili alza bandiera bianca vuol dire che il problema è veramente grosso».
Poi leggo che non solo le regole pattuite per l'ipotetico reinserimento non vengono rispettate ma in una struttura del Comune e quindi di tutti i pavesi normali viene eseritata da alcuni ospiti la prostituzione. Conclusioni: le Autorità costituite Prefetto, Questore, Sindaco cosa intendono fare per ripristinare la legalità e applicare la legge?
Le associazioni di volontariato cattoliche e laiche, il Vescovo e quanti si dicono interessati del sociale dopo aver visto che neppure la Casa del Giovane è riuscita ad imporre regole in quanto queste persone rom non intendono, non solo applicare patti concordati, ma si pongono fuori dalle leggi dello Stato Italiano non si sentono moralmente «corresponsabili» dei reati?
Lettera firmataPavia

Lavoratori dell'artigianato
a 800 euro al mese

Da 7 anni e mezzo i lavoratori e le lavoratrici dell'artigianato aspettano di veder rispettato il sacrosanto diritto al rinnovo dei contratti di lavoro. L'allarme salariale, che in questi giorni anche il governatore di Bankitalia ha lanciato, anche in provincia di Pavia fa sentire i suoi effetti. La situazione per i lavoratori dipendenti è molto grave e lo è in maniera particolare per migliaia di occupati nell'artigianato per le pesanti differenze retributive rispetto ai settori che rinnovano i contratti nazionali nel rispetto delle norme degli accordi interconfederali. Ci sono tra i 150 e i 200 euro mensili di differenza tra un lavoratore del settore metalmeccanico inquadrato nello stesso livello tra artigianato e industria e questo divario rischia di creare pesanti sconquassi sociali.
Non è accettabile che da anni siano state presentate le piattaforme rivendicative dei vari comparti dell'artigianato (alimentari, metalmeccanici, orafi, tessili, calzaturieri, odontotecnici, installatori di impianti) e che per la resistenza posta al rinnovo dalle associazioni degli imprenditori artigiani (Confartigianato, Cna, Casa, Clai) non sia stato possibile risolvere i nodi che bloccano i contratti nazionali.
Si è parlato anche dell'impossibilità per una famiglia di vivere con mille euro al mese (un imprenditore ha aumentato il salario dei propri dipendenti dopo aver provato cosa vuol dire farlo) ma la retribuzione media degli operai nell'artigianato è di circa 800-850 euro al mese ed è questa una situazione gravissima la cui responsabilità è legata anche al mancato rinnovo dei contratti di lavoro scaduti da parecchi anni.
Permane un vuoto retributivo che rischia di allontanare i giovani dall'artigianato, cosa che renderebbe difficile il ricambio nel settore e di cui gli imprenditori artigiani dovrebbero rendersi conto. L'apprendistato nel comparto artigiano è fortemente utilizzato (il 50% degli apprendisti sono nelle piccole e piccolissime imprese) con notevoli vantaggi economici per le aziende (lunghezza dei contratti, ridotti diritti normativi, contributivi e salariali che caratterizzano il lavoratore apprendista). Negli anni passati c'è stato un intervento legislativo sul mercato del lavoro (legge Biagi). Tra le altre cose si è regolamentato anche il ricorso all'apprendistato tenendo conto delle mutate caratteristiche dell'impresa artigiana rispetto a ciò che era e significava negli anni passati in materia di insegnamento e trasmissione delle competenze. Oggi all'apprendista si chiede, sempre più spesso «la produzione» (su un giornale si è vista la seguente richiesta: «Cercasi apprendista esperto»). La norma ha voluto tenere conto di ciò.
I rinnovi dei contratti nazionali di lavoro nell'artigianato sono fermi quindi perché le parti padronali chiedono di non applicare la legge per quanto riguarda il salario degli apprendisti, una legge che loro stessi hanno strenuamente voluto. L'invito alle imprese artigiane è di affrontare senza pregiudiziali i rinnovi dei contratti nazionali tenendo sempre a mente che senza il lavoro dei propri dipendenti non avrebbero i risultati positivi che indubbiamente possono vantare.
Vorremmo fare una domanda-considerazione conclusiva: se tutti i benefici (legislativi e no) alle imprese fossero erogati con il principio del vincolo al rinnovo dei contratti di lavoro alle scadenze previste, non sarebbe questo un criterio di equità sociale che porterebbe a un rinnovo in tempi certi?
Salvatore Marrano Renzo Scinaldicomparto artigianato Cgil Pavia