In via Acerbi area da recuperare
L'area di via Acerbi a Pavia, sulla quale si doveva fare un impianto sportivo, si sta trasformando a poco a poco in una discarica rifugio di bisce e topi. Bisognerà pensare a un recupero utile per il quartiere: i tecnici facciano proposte al Cdq e insieme si prenda una decisione. Magari ci sta un parcheggio con sbocco (con ponticello sulla Vernavola, ma non in ferro, riservato ai pedoni). E per rimanere nel parco mancano ancora le segnalazioni dei percorsi per le biciclette e per i cavalli. Ci sono già stati incidenti anche se lievi, non aspettiamo qualcosa di più grave. Dopo diverse riunioni le promesse sono rimaste tali. Basta un po' di buona volontà da parte di tutti.
Giorgio VeronesiPavia
I caduti in Russia
sono una parte di noi
Nelle librerie è da poco tempo presente, un significativo saggio dal titolo: «I caduti e i dispersi della Comunità Montana dell'Oltrepò Pavese nella campagna di Russia dal 1941 al 1943». Il volume di oltre ottocento pagine, è pubblicato dalla casa editrice Guardamagna di Varzi, la copertina è realizzata dalla pittrice pavese Bice Volpi, la prefazione è scritta dal Vescovo di Tortona mons. Martino Canessa, mentre la nota al testo è opera dello scrittore Mario Rigoni Stern. L'autrice è Paola Chiesa, insegnante di lettere e storia.
Alla realizzazione di questo libro, hanno dato un contributo determinante sia l'Esercito Italiano, per reperire la documentazione matricolare conservata presso il Distretto Militare di Milano, sia i sindaci della Comunità Montana, per la ricerca anagrafica.
In questa ricerca storica, i caduti e i dispersi, non sono soltanto numeri, ma persone, sono pubblicate le loro numerose lettere, in cui raccontano il volto feroce della guerra, gli stenti e le miserie della vita di trincea, smascherando la menzogna della propaganda fascista ed inedite immagini fotografiche, messe a disposizione dall'Unirr e dalle collezioni personali di diverse famiglie come quelle del conte Luchino Dal Verme.
Sono riuniti i profili biografici di circa trecento militari, con le informazioni ufficiali che è stato possibile reperire dai fogli matricolari. Si tratta di una documentazione preziosa e rimasta inedita per troppi anni.
La studiosa ha raccontato la storia delle persone semplici e umili,la storia vista dal basso, che ha finalmente un suo spazio, riporta alla luce volti e parole di ragazzi, mandati a combattere e a morire senza nemmeno sapere il perché.
La strage dei battaglioni alpini sul fronte russo, i quali erano reclutati fra gli abitanti delle zone rurali dell'Oltrepò Pavese, determinò in questi luoghi, sentimenti di avversione e ostilità verso il regime fascista.
Questo atteggiamento, in seguito avrebbe generato, l'appoggio della popolazione contadina alla lotta di liberazione.
Per i familiari dei caduti e dispersi (come la mia famiglia, che ha avuto un proprio caro, di nome Mario, partito a 20 anni per il fronte russo e mai più tornato), questo saggio, con le sue pagine toccanti e amarissime per tutti gli innocenti, vittime della follia della guerra, tocca il cuore e commuove.
Lo scrittore Mario Rigoni Stern, nella «Nota al Testo» sottolinea il «dovere di ricordare», perché una persona muore del tutto,quando viene dimenticata.
Per le giovani generazioni, questo volume è un utile regalo per le imminenti festività natalizie.
Giancarlo Bertelegnivia e-mail
Pavia, le cause
dei disagi in tribunale
In riferimento all'articolo del 27 novembre scorso, riguardante alcune inefficienze della cancelleria penale del tribunale, mi preme precisare quanto segue.
E' da un anno che sulla Provincia Pavese appaiono articoli sul Tribunale e a ben guardare si tratta di argomenti di normale amministrazione, ovvero cose che succedono in tutti gli uffici, ma che però, puta caso, solo perchè riguardano il Palazzo, gli si dà la massima rilevanza, come se si trattasse di «cose eclatanti». E soprattutto ignorando o facendo finta di ignorare le cause che determinano certe situazioni.
E' ormai da due anni, da quando sono iniziati i lavori di ristrutturazione del Palazzo di Giustizia, che ci si trova ad operare in un ambiente «ai limiti dell'agibilità» dal punto di vista igienico sanitario. Questo soprattutto per quanto riguarda gli archivi, dove è divenuto quasi impossibile lavorare, in quanto vi è un'areazione insufficiente e come ultimamente relazionato, sia dal medico sanitario e sia dal responsabile della sicurezza, è quasi impossibile ivi svolgere qualsiasi attività. Quindi, allo stato, vi è l'impossibilità materiale di poter archiviare i fascicoli esauriti che si è costretti ad accatastare alla meglio nelle cancellerie, creando non poco disagio sia al personale e sia all'utenza.
Ciò nonostante si fa di tutto per svolgere normalmente il lavoro di routine e posso perciò tranquillamente affermare che la situazione non è affatto «allarmante».
Venendo alla protesta degli avvocati rappresentanti la Camera Penale di Pavia, mi preme precisare che la «doglianza» è piuttosto generica senza denunciare, nello specifico, serie di episodi in cui si sia verificato un ritardo o una mancata consegna di copie richieste.
Preciso che il personale addetto al servizio copie e sia il funzionario responsabile si sono sempre attivati al massimo per soddisfare le richieste, anzi, come constatato dallo scrivente, vi sono un centinaio di richieste espletate, le cui copie sono giacenti da mesi in cancelleria, senza che gli interessati si siano mai premurati di ritirare.
Pertanto sarebbe opportuno, che prima di «partire in quarta», per porre in atto qualsiasi protesta, per denunciare all'opinione pubblica, - a mezzo stampa - qualsiasi doglianza inerente il servizio si avesse la bontà di rappresentare preliminarmente gli inconvenienti e le varie ed eventuali disfunzioni al sig. Presidente e al Dirigente amministrativo, ed in particolare a quest'ultimo che è stato ed è sempre disponibile ad avere un confronto sereno, aperto e leale - come è suo costume - in modo che tanti problemi, anche quelli che, a prima vista, appaiono insolubili, possono essere risolti.
Il nostro interesse è di far si che, nonostante le difficoltà denunciate, l'utenza (qualificata e non) sia sempre soddisfatta nel miglior modo possibile.
Angelo De Sanctisdirigente del tribunale di Pavia
Serve un medium
per la Casa delle libertà
Quello che stiamo vivendo è un periodo molto confuso dove tante sicurezze e simboli vengono a mancare o sono in continua metamorfosi.
C'era un punto fermo ma oggi non c'è più e la domanda che mi pongo, come tantissimi altri è: che fine ha fatto la Casa delle Libertà?
La confusione comincia con la riunione di Gemonio i primi di settembre, a casa del Senatur, dove gli inquilini della suddetta Casa - o meglio: il padrone del palazzo e quelli in affitto - accordandosi sulla Legge elettorale giurano e spergiurano dicendo che: «Siamo anche disposti a esaminare una nuova legge purchè si uniformi a tre punti: bipolarismo, indicazione preventiva di alleanze e del presidente del Consiglio e, infine, uno sbarramento che eviti la frammentazione». Detto fatto, qualche giorno fa o qualche ora fa - le cose cambiano rapidamente - il Cavaliere dichiara di volere «un proporzionale puro con sbarramento che eviti il frazionamento della politica in tanti piccoli partiti». Perbacco, in tanti ci siamo sentiti smarriti.
Ma i dogmi non cadono mai da soli, o vengono male accompagnati? Non ricordo.
Una sera, dalla predella di un'automobile, come dice il sub-affittuario Fini, che sempre il nostro, il Cavaliere, annuncia lo scioglimento di Forza Italia lanciando un preciso progetto politico, tranne che per il nome, ed ecco nascere, forse, il Partito del Popolo delle Libertà. Qui lo smarrimento aumenta ma c'è una nota di speranza soprattutto a sinistra, la speranza nostalgica di un tuffo nel passato e ci si chiede: «Vuoi vedere che dalla Casa delle Libertà si ritorna alla Casa del Popolo?». Vane speranze. Dopo che gli affittuari, in procinto di sfratto, paventarono la caduta del dogma dei dogmi e cioè la riforma degli assetti televisivi, il tele Cavaliere, sceso dalla predella dell'auto, ci spiegò, e un po' ci mancava, che lo avevamo frainteso tutti.
Resta solo un interrogativo: ora che la Cdl è un ectoplasma, parola del padrone dell'etere, bisognerà chiamare un medium?
Trovare formule politiche, leggi elettorali, esorcismi per ectoplasmi non è facile. Per questo mi sento di avanzare, con sincero spirito (non ectoplasma) costruttivo una proposta agli inquilini.
Perché non organizzare una bella giornata delle libertà dove tutti possano liberamente trovarsi sotto i Gazebo delle libertà, dove con delle belle penne delle libertà possano liberamente «spararle» in libertà?
Liberi di accogliere il consiglio.
Massimiliano La CorteConsigliere comunale del Pd, Vigevano
Al fianco dei lavoratori
senza perdere la bussola
Quando il mondo che si conosce sembra ribaltarsi e le cose note cambiano di posto e d'aspetto, quando saltano i parametri e le logiche familiari, può diventar difficile sapere dove mettersi.
Quando la vicenda welfare e pensioni si chiuderà, e se sulla riforma delle pensioni - per alcuni versi peggiore anche della Maroni - non sarà successo nulla, e anche sul precariato non sarà accaduto niente, allora faremo la nostra battaglia politica.
Ma il nostro posto, noi lo conosciamo troppo bene per perderlo di vista. Noi siamo al fianco dei lavoratori, sempre, che non chiedono la luna, ma solo la possibilità di tirare avanti decorosamente facendo il proprio dovere con un minimo vitale di certezze, eppure vengono lasciati a fluttuare in un limbo confuso fatto di promesse non mantenute, di minacce e ricatti più o meno velati, di richieste ignorate, di leggi e norme spietate, di vorremmo ma non si può; siamo con gli ex dipendenti della Necchi da troppi mesi in attesa di risposte che non arrivano per la loro cooperativa; con le lavoratrici e i lavoratori del GS impauriti dallo spettro della disoccupazione o di nuovi contratti penalizzanti; con i dipendenti delle Poste che invano reclamano misure migliorative per la qualità del loro servizio ai cittadini; con i segretari comunali nella loro battaglia contro i criteri sempre più antidemocratici e iniqui che regolano il loro servizio.
Siamo con le vittime incolpevoli di un mondo che cambia in peggio e sacrifica, implacabile, conquiste sociali, diritti, qualità di vita e di lavoro nel nome di un vantaggio immediato e sempre crescente per pochi privilegiati al timone.
Siamo con loro per dare più forza alle loro lotte, perché un'opaca rassegnazione non prenda mai il posto di un'ostinata speranza in un futuro di vero e civile progresso. Questo è il nostro posto e non c'è rivolgimento che possa alterarci la bussola e farci smarrire la rotta.
Paolo FornelliSegretario provinciale PdCI Pavia Martina SollazziSegretaria cittadina PdCI Pavia
Pavia, qualche idea
per il premio San Siro
In questi giorni, certamente, ogni pavese si è fatto la propria rosa di meritevoli dell'onorificenza di San Siro. Penso che raramente i candidati di indiscusso valore siano stati cosi numerosi e la scelta tanto difficile come quest'anno. Anch'io ho i miei prescelti e vorrei farli conoscere: Mons. Giudici, per aver riportato un Papa a Pavia; il Prof. Stella ed il Comm. Poli, per il rilancio della ricerca universitaria nel solco delle antichissime tradizioni dell'Ateneo pavese; il Dott. Azzaretti, per il rinnovo del Policlinico San Matteo, conosciuto in tutto il mondo; il Prof. Pelissero, per la ristrutturazione totale dell'Istituto di Cura Città di Pavia, sul modello delle più famose cliniche statunitensi; il Dott. Buffoni per aver risolto il problema dei Rom.
Sebastiano Caronni OrsenigoPavia