Zanocco e Fontana, la strana coppia che vuole salvare i detti dialettali
PAVIA.Verrà presentato oggi alle 17.30 a Cascina Scova (ingresso a inviti) la raccolta di espressioni dialettali e detti della tradizione La cà ad Balnégar, pubblicata dall'editore Millemuse. L'autore del volume, come riporta la copertina, è la 'gente di qua", la gente di Pavia che ha contribuito a redere il dialetto una poetica ed immaginosa forma di comunicazione. Uno degli intenti dei curatori Tosco Fontana e Paolo Zanocco è il recupero di quel repertorio di espressioni gergali che chiunque, vivendo a Pavia, si sarà sentito rivolgere almeno una volta.
Zanocco, perché questo libro?
«Mi sono spesso occupato di dialetto come poeta dilettante. Ora ho deciso, insieme all'amico Tosco Fontana, di dedicarmi a quei modi di dire cosi caratteristici della nostra città: e chi meglio di un medico di base come me, o di un barbiere come Fontana, professionisti a contatto quotidiano con la gente comune, poteva occuparsi di un'operazione simile?»
Come si struttura il volume?
«Era facile cadere nel rischio di fare un freddo elenco di dati. Abbiamo scelto di dedicare ogni pagina del libro ad un motto, facendolo raccontare da nomi noti e meno noti di Pavia. Ogni espressione riporta la traduzine, gli usi, un tentativo di spiegazione etimologica e poi il commento del personaggio a cui la frase è associata: il lettore ha una sorta di 'presentatore" con cui dialogare, rendendo il libro anche piacevole da leggere».
Chi sono questi personaggi?
«Tutti amici miei e di Fontana, pazienti, clienti, e poi amci più famosi come i fratelli Ravizza o il dottor Scotti. La raccolta di dati per la preparazione del libro, che riporta un centinaio di espressioni, è durata più di un anno: in moltissimi hanno contribuito, lasciando nel mio studio o nella bottega di Fontana biglietti e messaggi con citazioni da inserire nella raccolta».
Una vera e propria enciclopedia.
«Il catalogo sarebbe infinito: noi ci siamo limitati a 70 voci. Ma lo spirito che ha animato il lavoro è essenzialmente goliardico, non abbiamo nessuna pretesa di completezza o scientificità. L'unica cosa che chiediamo è che questo patrimonio gergale non vada perduto, che continui ad essere utilizzato appropriatamente e con il giusto spirito, tra umorismo e poesia». (r.guazz.)