«Non ho ucciso mio figlio perchè era omosessuale»

MONZA.«Domenica, a pranzo, non ci ho più visto: dopo l'ennesimo insulto, ho deciso che era ora di finirla. Sono andato a prendere la pistola, ho usato la sinistra, non è il mio braccio, ho svuotato tutto il caricatore, non ero nemmeno sicuro di averlo preso». Cosi Flavio Vescovini, direttore di banca in pensione, ha raccontato gli istanti in cui ha tolto la vita al figlio Gabriele, di 29 anni. Gabriele era omosessuale, ma non sarebbe per questo che padre e figlio litigavano, e non per questo domenica scorsa il genitore ha sparato 12 colpi al figlio. Lo ha detto ieri lo stesso omicida, scarcerato tre giorni dopo il delitto. Si è dichiarato «allibito» per le parole del presidente onorario di Arcigay, Franco Grillini, il quale ha affermato che Gabriele sarebbe stato vittima di un delitto provocato dall'omofobia del padre. «Assurdo, sapevo che mio figlio era omosessuale da dieci anni, e l'ho sempre rispettato, come fa un onorevole come Grillini a dire questo?. Il problema di mio figlio, e della nostra famiglia non era la sua omosessualità, ma la sua incapacità di gestire la propria vita. Ho fatto quello che ho fatto perché avevamo paura a tornare a casa, il clima era diventato insostenibile».