Pavia, non solo Garibaldi

Credo che si debba tutti essere riconoscenti alla passione e alla chiarezza con cui Mino Milani riesce a coinvolgerci nelle questioni che riguardano la storia del nostro Paese e della nostra città. Mi riferisco, in particolare alle recenti prese di posizione sulle commemorazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, nonchè sulla necessità che, insieme alla giusta considerazione storica della figura risorgimentale, si operi anche, a Pavia, per la migliore conservazione del momumento dedicato all'Eroe. Ha ragione Milani: manteniamo, con partecipazione, nelle nostre piazze le statue di Garibaldi, e teniamole, nel contempo, ben ordinate e pulite.
Gli interventi dello storico pavese inducono ad una considerazione più generale su quanto è stato fatto, a Pavia, per onorare la ricorrenza garibaldina.
Vanno ricordati almeno tre convegni: uno il 4 luglio, data di nascita di Garibaldi, nel palazzo municipale, organizzato dal Comune di Pavia e dal Comitato provinciale per la valorizzazione della cultura della Repubblica Italiana, per evindenziare la persistente attualità del protagonista del Risorgimento; uno il 19 ottobre, organizzato dall'Istituto per la Storia del Risorgimento di Pavia, in collaborazione con il Comuni di Pavia, Belgioioso e Gropello Cairoli, di tono divulgativo, per illustrare, assieme a Garibaldi, il garibaldinismo pavese; uno il 23 ottobre, in Università e dall'Università organizzato più scientifico, in cui si è parlato di Garibaldi tra Pavia e Palermo in una «Italia in cammino».
Tre incontri che hanno consentito di espriemere nuove valutazioni in un ricerca storica di indubbio interesse. Dal canto suo la Provincia di Pavia ha pubblicato un opuscolo: «Pensiero e azione - Mappa degli episodi risorgimentali in provincia di Pavia», didascalico e ben fatto. In esso il presidente della Provincia parla, giustamente, di «volontà di ricostruire una memoria storica condivisa» e Garibaldi è definito «personaggio di statura mondiale», «Padre della patria».
Verrebbe da dire ai leghisti che in alcune occasioni insultano in modo rozzo Garibaldi: mettetevi d'accordo, visto che la Lega è nella maggioranza che amministra la Provincia di Pavia.
Ma forse la cosa più significativa di cui si è dato corso nel bicentenario garibaldino è la riapertura e la nuova sistemazione del Museo del Risorgimento di Pavia da parte del Comune, con la realizzazione di un ascensore nel lato nord/est del Castello Visconteo e quindi di un nuovo accesso al Museo, nonchè la stampa di una guida al Museo del Risorgimento accurata nel contenuto e pregevole nella fattura.
Oggi il Museo del Risorgimento della nostra città si presenta in un modo più che accettabile: ampie sale di esposizione in un luogo prestigioso; contenuto ricco sia dal punto di vista iconografico che per l'insieme delle vestigia dell'epoca; percorso ordinato e comprensibile; giusto rilievo ai personaggi e agli eventi più strettamente legati alla nostra città e alla provincia.
Tutto bene allora? No, alcuni problemi esistono e dovrebbero essere eliminati celermente. Il Museo del Risorgimento è ben sistemato, ma le tre sale del castello in cui è collocato non hanno riscaldamento, per cui, nei mesi invernali, la sua visita è difficoltosa. Inoltre il personale dei Musei Civici è esiguo, se non insufficiente e l'apertura stessa del Museo risorgimentale è problematica. Sono inconvenienti che vanno eliminati con i necessari adeguamenti alla struttura e con il potenziamento del personale.
Ci vogliono investimenti finanziari, ma non è possibile disporre di un Museo di grande attrattiva, mantenendone difficile, se non impossibile, la fruizione.
Resta la questione, attuale e già ben ricordata da Mino Milani, della sistemazione della statua di Garibaldi. Mi unisco all'appello del nostro illustre concittadino per chiedere al Comune un sollecito intervento di restauro e pulitura.
Al di là dell'anniversario garibaldino, va ricordato che periodicamente è stata sottolineata la necessità di tenere in ordine il monumento che dal lontano 1884 certifica la riconoscenza e la stima che i pavesi hanno sempre avuto per l'Eroe dei due Mondi.
Angelo LeporePavia

Mino Milani, Donna Clelia
e Giuseppe Garibaldi

Ringrazio Mino Milani per il suo appello a favore del restauro del monumento di Garibaldi a Pavia («La Provincia pavese», 25 novembre). Sono certo che avrà più successo di me; io per 4 anni ho ottenuto solo gentili promesse dai locali politici in carica.
Visto che Milani è un amico di Garibaldi, vorrei, però, invitarlo, dopo averlo fatto personalmente per telefono tempo fa, a riscrivere quel passo della sua monografia sull'Eroe dei due mondi in cui definisce Donna Clelia figlia «naturale» di Garibaldi. Ho conosciuto bene Donna Clelia Garibaldi negli anni '50 e l'ho amata come una nonna. Posso con certezza dire che ne lei ne suo padre avrebbero gradito e, tanto meno, accettato questa «cattiveria».
Infatti, l'affermazione di Milani era corretta prima del 1880, anno in cui il «Generale», dopo una lunghissima attesa, riusci a sposare Francesca Armosino, legalizzando, come era sempre stato suo desiderio, la posizione dei figli avuti da lei.
Seb. Caronni OrsenigoPavia

Partito democratico
Le regole che vogliamo

Le assemblee costituenti del Pd, tenutesi recentemente, hanno dettato i tempi e i modi della radicazione del partito sul territorio.
La scommessa ardita della formazione di una nuova cultura politica e sociale, generata dalla commistione tra tradizione socialista e cattolica comporta un grande impegno anche a livello locale.
Ci pare sin da subito necessario lavorare per trovare proposte unitarie, condivise per le numerose problematiche del nostro territorio, contestualizzando temi generali (patto intergenerazionale, sicurezza, mobilità, ambiente eccetera), anche con l'eventuale organizzazione di eventi/dibattiti aperti ai simpatizzanti, agli aderenti ed alla cittadinanza.
La risposta partecipativa del 14 ottobre è stata significativa anche nella nostre zone. In valle Staffora l'affluenza plebiscitaria ha superato i dati delle primarie dell'Unione, segno di una volontà di reale cambiamento politico. Nella città di Voghera il dato numerico caratterizza il Pd come il maggior partito dell'opposizione. Tutto ciò rende doveroso per il Pd avere l'ambizione di diventare forza politica maggioritaria con proprie proposte elettorali.
Ma coloro i quali sono andati a votare hanno premiato anche la nascita di un nuovo partito, superando l'idea sia di semplice aggregazione che di associazione. È necessario che gli aderenti siano riconosciuti da una iscrizione ufficiale, indispensabile per evitare il rischio di autoreferenzialità, e siano garantiti da regole che sanciscano il diritto di contare e di esprimere la propria opinione. Pertanto ci riconosciamo nella linea politica di coloro i quali, come il senatore Daniele Bosone e il neo eletto coordinatore provinciale Giuseppe Villani, credono nella piena libertà e autonomia territoriale anche e soprattutto nello scegliere i vertici operativi senza preclusione alcuna sia per coloro i quali non hanno avuto precedenti esperienze politiche, sia per chi ha rivestito cariche dirigenziali di partito.
Graziella Zelaschi e Paolo Gramignamembri dell'assemblea costituente regionale del Pd, Voghera

Pavia, quando c'era
la nostra grande fabbrica

Am ricordi che a Pavia
gh'era un gran stabiliment
l'er la Nechi, c'la gavia
püsè ‘d cinch mila dipendent.

La matina, dopu i sètt
l'era c'mè ‘na purtision,
‘d migliaia ad biciclètt,
andavan vers i capanon.

La sirena la sunava,
cumparivan tütt a un trat,
un flauto magich ia ciamava
e i curivan tant mè i rat.

Sia uperari che impiegà
gher nesüna diferensa,
al cartlin ghér da timbrà,
o pagà la penitensa.

L'er l'asienda di pavés,
gh'er no famiglia chi in cità,
e anca inturan in di paés,
sensa vün dentar a laurà.

Adès li dentar gh'è pü gnént,
è andat tüt a monfurlòn,
an lasà a cà tüta la gént,
ma un quaidün a fat i milion!

An vendù fin ai Indian
i machinari e l'esperiensa,
ai Spagnö e ai Brasilian,
tüt al rèst: un'indecensa!

Chi ind'la fabrica ha pasà
tanti an d'la giuventü
al pö nò dimenticà
quèl che l'era e adès l'è pü.

Adès par vèd i purtisiòn
Ta'mé quèi di temp luntán,
‘s deva andà davanti a la stasiòn
quand ca riva i treni da Milán.
Agostino Faravelli
Pavia