Veltroni incassa due si da Casini
ROMA.«Un altro, ulteriore passo avanti». E' visibilmente soddisfatto Walter Veltroni al termine dell'incontro con Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. «Sembrano possibili cose che fino a due mesi fa sembravano impossibili». Dall'Udc il segretario del Pd ha incassato infatti l'accordo su 2 dei 3 punti in discussione.
Casini si è detto d'accordo sul pacchetto di riforme costituzionali in discussione alla Camera (riduzione del numero dei parlamentari, Senato delle Regioni, più poteri al premier) e si è detto disposto a sottoscrivere la modifica dei regolamenti parlamentari.
Sulla legge elettorale restano delle differenze, ma «c'è convergenza sui principi di fondo», sottolinea Veltroni, e dunque «si può andare avanti». Anche su questo terreno, infatti, qualche passo in avanti sarebbe stato fatto e soprattutto le posizioni sembrano tutt'altro che inconciliabili.
Casini ha ribadito la preferenza dell'Udc per il modello elettorale tedesco con l'indicazione del candidato premier. Ma si è detto disponibile a discutere dei «correttivi» al sistema proporzionale proposto da Veltroni che dovrebbero garantire il mantenimento del bipolarismo.
Insomma le posizioni fra Pd e Udc sembrano molto vicine, e un accordo possibile. Dopo l'incontro con Fini, prosegue dunque in modo incoraggiante il cammino di Veltroni che si avvia verso la tornata decisiva. Oggi il segretario del Pd incontrerà infatti la Lega, il Pdci e la nuova formazione di Dini e domani, alle 16, ci sarà l'incontro clou con Silvio Berlusconi.
Ma anche in attesa dell'incontro decisivo con il leader di Forza Italia, si è ieri registrato qualche passo avanti. Berlusconi ha infatti manifestato una improvvisa conversione al sistema spagnolo (un sistema proporzionale che premia i partiti maggiori, e ha dunque un forte effetto maggioritario) a cui attinge anche la proposta elaborata da Walter Veltroni. Ma soprattutto Paolo Bonaiuti ha rivelato che il Cavaliere sarebbe d'accordo anche sulla modifica dei regolamenti parlamentari, mantenendo però ancora il «no» alle riforme costituzionali. Non è poco.
La riforma dei regolamenti di Camera e Senato, cosi come proposta da Veltroni, permetterebbe infatti di non poter aggirare uno sbarramento del 4-5 per cento previsto dalla legge elettorale. Non sarebbe cioè possibile fare un listone per affrontare le elezioni e il giorno dopo dar vita a gruppetti parlamentari che corrispondono all'1 e qualcosa per cento. Sulla riforma ai regolamenti parlamentari Casini sarebbe pronto ad aggiungere la propria firma a quella di Dario Franceschini. Si profila insomma una prima riforma davvero bipartisan che, sottolinea il leader dell'Udc, si può fare immediatamente.
Il dialogo sulle riforme sembra insomma avviato anche se resta un'unica grande incognita: il destino del governo Prodi, sempre più traballante. «Se non cade il governo Prodi, continueremo ad operare su questi tre ambiti», assicura Casini. Veltroni ai suoi interlocutori ripete che le due questioni, destino del governo e dialogo sulle riforme, vanno tenute distinte, ma certo il problema c'è.
Il segretario del Pd ripete ai suoi interlocutori che le riforme si possono fare «in 8-12 mesi».
Veltroni non lo dice, ma si intuisce che in questo scenario si potrebbe tornare ad elezioni politiche nel 2009. Il problema è però se il governo Prodi ce la farà a durare un altro anno. A giudicare da quanto successo ieri in pochi ci scommetterebbero.
Se il governo dovesse precipitare a gennaio-febbraio, si riproporrà invece il dissidio fra nuove elezioni già in primavera, o la formazione di un governo tecnico o istituzionale che renda possibili le riforme. Ma in quel caso, ovviamente, le incognite si moltiplicheranno.