L'energia «bio» cambia l'Oltrepo

VOGHERA. L'Italia ha bisogno di energia rinnovabile per far fronte agli impegni presi con l'Europa e l'agricoltura è pronta a far la sua parte. Ma deve essere aiutata a compiere una trasformazione che ha il sapore di una svolta epocale. In estrema sintesi questo emerge dal convegno che, ieri pomeriggio, i dipartimenti agricoltura ed energia di Forza Italia hanno organizzato al castello di San Gaudenzio. Tecnici, agricoltori e politici riuniti per fare il punto della situazione sull'energia prodotta partendo dall'agricoltura. E la scelta dell'Oltrepo come sede del dibattito è tutt'altro che casuale.
«L'agroenergia, mito o realtà?»: se ne parla in Oltrepo perchè, come spiega fin dalla prima battuta il sindaco di Voghera Aurelio Torriani, l'agricoltura del territorio si deve trasformare dopo la chiusura dello zuccherificio di Casei e in vista dell'apertura dell'impianto per bioetanolo di Zinasco. Oltrepo, Lombardia: Giancarlo Abelli, riferimento al Pirellone per il territorio, coglie l'occasione per ricordare che la Regione sta investendo sulle energia rinnovabili. E per rifilare una stoccata al governo di centrosinistra «Che è vittima di gruppi politici poco rappresentativi del Paese che però impediscono di dare alle aziende agricole gli strumenti necessari per fare sistema e aggiungere le produzioni per l'industria energetica a quelle tradizionali per l'alimentazione». Ma qual è la situazione locale? In provincia di Pavia la superficie agricola utilizzata è di circa 180mila ettari: di questi soltanto 2mila (circa) sono destinati alla produzione per l'industria delle energie rinnovabili. E si parla soltanto di produzione per le centrali a biomassa: resta da costruire tutta la filiera del bioetanolo (ricavato dai cereali), e del biodiesel (ricavato dalle oleaginose come la colza). Conviene, al momento, investire su produzioni di questo tipo? Ad ascoltare dalla voce di un pool di docenti universitari lo stato dell'arte, una platea composta soprattutto da agricoltori. Che tra loro parlano soprattutto della svolta in arrivo con l'eliminazione, dopo 15 anni, del cosiddetto set-aside. Riassumendo: fino ad ora l'Europa vietava (pena il taglio degli aiuti) la coltivazione del 10 per cento delle terre disponibili. Divieto valido solo per le produzioni destinate al mercato alimentare. Si potevano utilizzare, in altre parole, i terreni a set-aside per produrre cereali o oleaginose per l'industria delle bioenergia. «Ora che il set-aside scompare - spiegano gli agricoltori - conviene utilizzare i terreni per produzioni alimentari più redditizie». Di fatto proprio mentre cresce la richiesta per l'industria dell'energia, l'agricoltura ha la possibilità di investire sul comparto tradizionale, quello alimentare. Come se ne esce? «Con il riconoscimento di prezzi remunerativi - spiegano gli esperti che Forza Italia ha riunito a congresso al castello di San Gaudenzio -. Senza dimenticare che l'agricoltura, da sola, non riuscirà mai a portare l'Italia entro il 2020 al 10 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili.