Sacco e il problema difesa


PAVIA. L'assenza di Tomassini è il male minore. Toglierà qualche opzione alle rotazioni, ma l'Edimes ha le risorse tecniche per ovviare al problema. Sono altre le cose che preoccupano Giancarlo Sacco a due giorni dalla sfida con Reggio Emilia, match fotocopia di quello perso malamente a Livorno. Come la Livorno dell'allievo Dell'Agnello, la Reggio Emilia del 'maestro" Franco Marcelletti è una squadra giovane ed energica, con due stranieri importanti e un gruppo di giovani capaci di mettere quel ritmo e quell'intensità che, secondo Sacco, in questo momento la sua Edimes non riesce ad avere. «Ho visto la specie di botta e risposta a distanza fra me e Marcelletti sul concetto di difesa dura o fisica - esordisce il coach pavese -, ma probabilmente c'è stato un equivoco. Quello che intendevo è che Marcelletti ha un gruppo di fantastici giovani di meno di vent'anni che possono mettere in campo moltissima energia. Non parlavo di difesa dura, o intimidatoria, ma di un atletismo che noi non abbiamo e che soffriamo moltissimo».
Fisicità, atletismo, ma soprattutto la mancata evoluzione della squadra. Queste sono le cose che preoccupano davvero il coach pavese: «L'evoluzione, la costruzione della squadra, la ricerca di un'identità, di un'anima che non abbiamo ancora trovato, queste sono al momento le cose importanti. Mi preoccupa il mancato miglioramento delle responsabilità individuali in difesa. Abbiamo cosi tanto da fare che gli infortuni, che comunque succedono anche a tutte le altre, passano in secondo piano».
Anche perchè la squadra che doveva basare tutto su una difesa granitica per ovviare magari anche a un potenziale offensivo limitato alla fine, almeno in queste prime giornate di campionato, si è trovata a risolvere le partite con ottime percentuali in attacco... «Onestamente questa è la cosa che non ci saremmo mai aspettati al momento in cui abbiamo assemblato la squadra - ammette Sacco -. Non pensavamo di avere una capacità difensiva cosi bassa non solo a livello di squadra ma anche individuale. Abbiamo un'ala piccol con un buon atletismo, pensavo che avremmo potuto nascondere qualche difettuccio. In realtà cosi non è stato. Nel complesso non riusciamo a trovare una tenuta difensiva. Abbiamo difeso bene a Jesi, con un po' di su è giù con Caserta, malissimo a Livorno. Ci sono degli sprazzi, ma naturalmente non bastano».
Sacco non ha paura a mettere il dito nella piaga. Sa perfettamente che Reggio Emilia sarà la prova del nove per la sua squadra, una partita la cui importanza va al di là dei due punti che potrebbe o non potrebbe aggiungere alla partita. «Reggio è l'esatta fotocopia di Livorno: squadra giovane, americani buoni, grande atletismo - ammette il coach pavese -. A una settimana di distanza potremo capire se quella di Livorno è stata soltanto una serataccia, la classica giornata no oppure se c'è qualcosa di più. Devo dire che però mi sembra che quello che è successo a noi stia succedendo a molti altri, vedi Caserta. La stessa Iesi, che non ha avuto cambi traumatici e ha potuto lavorare con continuità ha fatto la stessa nostra figuraccia».
Al di là della difesa rimane il problema della sostituzione di Tomassini. «Toccherà a Meini e a McKie, è evidente. E vedremo se Albertario potrà darci una mano. Non penso che il fatto di dover giocare da play metta in difficoltà Bj: a lui piace portare palla, e poi in genere le sue soluzioni in attacco sono in uno contro uno. Quindi partire da play o da guardia è tutto sommato lo stesso. Dovendolo impiegare molto e chiedergli un supplemento di impegno soprattutto a livello mentale dovremo però gestirlo bene dal punto di vista fisico».
Alla squadra invece Sacco chiede una reazione soprattutto a livello mentale: «Dobbiamo trovare le energie necessarie, e questo dipende molto anche dall'approccio psicologico e mentale che riusciamo a mettere nella gara. A Livorno questo approccio non solo era latitante, ma completamente assente. Per affrontare Reggio dobbiamo soltanto lavorare su noi stessi, guardarci dentro». La situazione però non richiede, secondo il tecnico pavese un ricorso al mercato: «Abbiamo costruito la squadra nel rispetto del bilancio e della società. Rispetto all'anno scorso, quando davvero avevanmo una panchina cortissima, abbiamo qualche rotazione in più e siamo in grado di ovviare anche ad assenze importanti». Anche se, Sacco l'ammette, qualcosa al suo amico-collega Franco Marcelletti lo invidia. Per esempio quel Nicolò Melli, un'ala da 204 centimetri del 1991, un ragazzino di 16 anni che è già un prospetto di tutto rispetto: «Beh si, mi pacerebbe allenare uno cosi - ammette Sacco -. Con dei talenti cosi è davvero un piacere lavorare, perchè non alleni soltanto, ma devi anche insegnare, puoi plasmare un giocatore, costruirlo dalle basi. E lo dice uno che ha lavorato per 10 anni nel settore giovanile».

Daniela Fabbri