Un policlinico da 300 milioni, ecco tutti i conti
PAVIA.Sono grandi i numeri dell'ospedale. Numeri che fanno impressione, alcuni persino difficili da immaginare. Trecento milioni di euro di bilancio, come dire che ogni giorno, di ogni anno, il San Matteo spende (e incassa) più di 800mila euro. Al Policlinico ci lavorano qualcosa come tremila e centoquarantrè persone, uomini e donne alle prese con 75mila ricoveri e, occhio e croce, oltre 286mila giornate di degenza ordinaria e più di 42mila di day hospital ogni anno. Le proporzioni del policlinico, la più grande azienda della provincia, sorprendono anche nelle spese più banali: di cancelleria si sborsa oltre mezzo milione ogni anno, per tenerlo pulito ci vogliono oltre 2 milioni e altri 400mila euro per smaltire i rifiuti. Alla fine dell'anno, quando si fanno i conti, si scopre che il personale, medico e non, costa oltre 131 milioni e la loro buona parte la fanno anche gli organi direttivi e il collegio sindacale (1 milione di euro). Mediamente, si sborsano 43mila euro per dipendente - e rispetto ad altre strutture non sembra alto.
Eppure, sono i numeri piccoli che fanno ancor più effetto. Al San Matteo ci sono un infermiere per posto letto e un medico, se si conteggiano anche i circa 400 specializzandi, presenza importante in corsia. In teoria, un buon rapporto. Ma la situazione è, nella pratica, diversa: al policlinico moltissimi medici, ossia tutti quelli universitari e molti di quelli ospedalieri, svolgono intensa attività di ricerca ed è proprio sugli specializzandi che si scarica la gran parte del lavoro. Gli infermieri, la cui età media continua ad alzarsi, sono ancora pochi e sotto stress; la specializzazione di molti reparti o la durezza del lavoro richiesto - si pensi solo a Cardiochirurgia o a Oncoematologia - impediscono una banale rotazione dei turni: «Nel personale, poi, dobbiamo contare oltre centoventi precari, borsisti, anche pagati direttamente dalle case farmaceutiche, che però spesso fanno pure diagnostica - denuncia Oreste Negrini, sindacalista della Cgil -e che prendono sette o ottocento euro al mese». Ma l'insufficienza del personale riguarda anche laboratori e strutture tecniche: «Siamo al limite con biologi e ingegneri, qui si rischia persino di chiudere dei servizi», conferma Negrini. «La verità è che da quando il medico è diventato dirigente non c'è più controllo diretto della sua attività, fa un po' l'orario che vuole». Il San Matteo, nell'insieme dell'assistenza, non può fare quello che vuole. Almeno per ora. Ogni anno sfora il budget regionale per un 10% delle prestazioni. In teoria, prestazioni che non gli verranno pagate. Nel privato non accade. «Verso la fine dell'anno rallentiamo alcune prestazioni per non sforare, è naturale», racconta un medico della Clinica Città di Pavia. Al San Matteo no, questo non accade mai. E seppure in piccola parte, diventa una parte negativa del bilancio. (f.ma.)
(Domani la seconda puntata)