Bejart, l'uomo che cambiò la danza
ROMA. «Per me è morto il Dio della Danza. Che viva eternamente il Dio della Danza!», esclama Carla Fracci alla notizia della morte, ieri a Bruxelles all'età di ottant'anni, di Maurice Bejart, uno dei grandi creatori della danza contemporanea. Bejart, il mestro ha lasciato un segno personalissimo d'arte e l'impegno per una comunicazione più universale e popolare.
Il mondo della danza lo ricorda e cosi quello italiano, cui fu molto legato. Alla Scala, teatro in cui aveva lavorato più volte, a luglio aveva aperto le celebrazioni per Versace, nel nome di Gianni, quello stilista, allora ignoto e giovane, con cui aveva iniziato a collaborare nel 1983. Bertrand d'At, ex ballerino e assistente di Bejart, sottolinea come il maestro «abbia portato un pubblico enorme alla danza, che prima era considerata arte d'élite. Ha fatto col balletto quel che Jean Vilar ha fatto col suo Teatro Popolare». Dopo aver affrontato con spirito personale e rivoluzionario la visione di ottocentesca del balletto e quella alto-borghese di Diaghilev e Balanchine, Bejart era diventato il testimone dei fermenti in atto tra gli anni '60 e '70, scegliendo sempre, come diceva, «ciò che sta per nascere e ha dentro di sè l'avvenire». Nel '59 mandò in scena quella che resta la sua coreografia esemplare, una versione della «Sagra della primavera» che suscitò scandalo per la libertà, la gioia e la crudezza del rito erotico che vi si compiva. La sua idea della danza non era certo una questione di passi, ma di ordine mentale e di cultura. Nel marzo del '95 e' stato il primo ballerino e coreografo ammesso tra gli «immortali» Accademici di Francia. Luciana Savignano confessa commossa che l'incontro nel 1973 con Bejart ha cambiato la sua vita artistica: «Con lui capii che la danza andava oltre l'estetica del tutù e la coroncina, che poteva avere una profondità culturale reale. Ho imparato a conoscere il mio corpo in modo nuovo e a fra si che il suo movimento non fosse solo esercizio, ma ogni muscolo, ogni sguardo, ogni pausa, ogni scatto acquistassero un senso». Anche il presidente francese Nicolas Sarkozy gli rende omaggio: «Con Bejart si spegne uno dei più grandi nomi della storia della danza». Bejart, francese nato a Marsiglia nel 1927, aveva preso la nazionalità belga, paese dove lavorava ormai da vari decenni e aveva creato la scuola Rudra, e ha espresso il desiderio che le sue ceneri siano disperse sulla spiaggia di Ostenda.