«Comunità montana, ridisegniamola»

VARZI. Prende corpo il piano per disegnare l'altra Val Staffora. In Comune a Varzi, otto sindaci si sono messi ancora intorno a un tavolo, l'altra sera, per riscrivere il futuro della Comunità montana, un progetto che hanno in mente da mesi, da prima che il ministro Linda Lanzillotta proponesse di ragionare sul ridimensionamento degli enti montani. Concordi Giancarlo Bedini (Bagnaria), Paolo Culacciati (Val di Nizza), Bruno Tagliani (Brallo), Alberto Degli Antoni (Valverde), Ernesto Querciolli (Varzi), Stefano Zaccaria (Rocca Susella), Mario Luciano Domenichetti (Ponte Nizza) e Bruno Chiapparoli (Cecima).
Presenti all'incontro (che segue a quello convocato a fine giugno sempre a Varzi) anche il senatore Daniele Bosonee l'onorevole Paolo Affronti. Si amplia cosi il fronte che vorrebbe messe a sistema risorse e potenzialità per un Oltrepo montano «meno opaco» come è stato ribadito durante il vertice varzese.
Il punto cardine della discussione è stato, ancora una volta, la necessità di ragionare tenendo al centro i bisogni di un'area omogenea.
Bocciata, fra le righe, la condotta del presidente Elio Berognoche in questi anni, accogliendo le indicazioni della Regione, ha favorito l'allargamento dell'ente montano (senza nessuna grande opposizione). L'aria sembra cambiata. In platea, nella sala consiliare di Varzi, anche molti esponenti delle giunte degli otto Comuni dell'alta valle Staffora.
«Invertire la rotta è un'esigenza che nasce dal basso - ha spiegato il sindaco Degli Antoni-, dalla gente che vive in borghi accomunati dalla necessità di una maggiore attenzione e di nuovi servizi». Le amministrazioni sono tornate a riflettere sul documento della primavera scorsa, nato da uno scambio di battute fra amministratori, per chiedere che la Comunità montana tornasse alle origini, ovvero ad annoverare solo i paesi dell'alta collina. Una presa di posizione, qualcuno dice favorita anche dall'area politica che fa capo a Giovanni Alpeggiani, che aveva riavviato il confronto in alta valle. Il governo di Romano Prodi, in Finanziaria, ha affermato lo stesso principio: stop all'allargamento degli enti montani, più attenzione alle aree rurali, basta sprechi per mantenere organismi istituzionali che di montano non hanno più quasi niente.
Gli otto sindaci, però, sperano in un emendamento. Bedinil'ha sottolineato facendosi portavoce di un pensiero condiviso: «E' giusto rivedere il ruolo della Comunità ma stando attenti, però, a non esagerare nei tagli. Riformare la legge per portare il nostro ente montano a quota 8 Comuni sarebbe troppo riduttivo». Ci si augura si arrivi almeno a quota 12. Se il senatore Daniele Bosone ha spiegato perché il governo ha ritenuto di optare per una razionalizzazione, l'onorevole Paolo Affronti si è detto aperto al confronto: «L'importante - ha ricordato - è non replicare la situazione attuale, perché l'allargamento a dismisura della Comunità è stato un errore. Per il resto ci si può confrontare, purché prevalgano ragionamenti oggettivi e non soggettivi».
Bruno Tagliani, oltre che sindaco anche presidente del Gal alto Oltrepo e consigliere provinciale di An, ha riaffermato quella che sta diventando un'opinione diffusa: «Il nostro è un territorio che ha imparato a progettare e fare rete. La nostra non è una posizione di egoismo o di guerra interna, abbiamo voglia che prevalga una nuova cultura a vantaggio dell'alto Oltrepo. Ci piacerebbe ragionare finalmente di gestione associata dei servizi. Sta crescendo la voglia di agire all'unisono, per creare una Comunità montana più operativa sui servizi».
Per Paolo Culacciatil'importante è ricominciare a riflettere per aree omogenee nel contesto oltrepadano: «La nuova Comunità montana, disegnata dalla riforma che viene avanti da Roma, sarà orientata alla montanità. Ora l'importante è andare al di là degli schieramenti politici e lavorare per dare slancio a un territorio che è patrimonio di tutti e che vuole puntare sullo sviluppo sostenibile, mettendo a sistema tutte le sue potenzialità». L'alleanza degli amministratori degli otto Comuni, che a conti fatti rappresentano quasi otto mila persone, lavora a un progetto condiviso e cerca nuove alleanze istituzionali.
Emanuele Bottiroli