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Al 31 dicembre 2006 in Italia i lavoratori a tempo determinato, a progetto e/o collaborazione, insomma i precari, risultavano pari a due milioni 719mila, quasi il 12% degli occupati. In realtà ci sarebbero da aggiungere i molti, moltissimi precari di serie B: gli stagisti non pagati (solo da noi in Europa lavorano gratis), i commessi, i camerieri, i muratori che lavorano a nero, gli addetti clandestini all'agricoltura, i ragazzi di studio e bottega cui si paga una mancia invece che uno stipendio. Ma fermiamoci ai tre milioni ufficiali di precari di serie A. La metà di questi, il 50% per cento, ottiene un lavoro fisso in tre anni. Questo passa il mercato. Per effetto della finanziaria però 300mila di loro vengono d'ufficio e a prescindere promossi in serie A super: avranno al cento per cento, tutti e 300mila, la certezza di un contratto a tempo indeterminato. Cosa hanno fatto per diventare precari si ma garantiti pure? Niente che abbia a vedere con il merito o la qualificazione professionale, è bastato loro aver lavorato nel pubblico impiego. Non è colpa loro, ma forte è il sospetto che vadano in paradiso i precari che servono meno e meno producono.