«Garantiamo un lavoro sicuro ai giovani»

VIGEVANO. Ha organizzato l'arrivo di Papa Benedetto XVI a Vigevano, il 21 aprile, assieme alla Curia. Per questa ragione la Pro loco, domani sera, alle 21.15 (al teatro Cagnoni) consegnerà al vescovo Claudio Baggini il tradizionale Premio Castello. Monsignor Baggini, 71 anni, in questa intervista allaProvincia pavese parla di Vigevano, sua città di adozione da 7 anni, e della sua esperienza nella Diocesi. «Anzitutto - premette il vescovo - desidero ringraziare la Pro Loco e la commissione che ha voluto esprimere, con il Premio Castello, la gratitudine della città non solo a me, ma soprattutto a tutta la Chiesa vigevanese per aver invitato il Papa e aver reso possibile un evento che certamente resterà nel cammino e nella storia della città e della intera Lomellina».
«Per quanto riguarda il mio legame con la città - aggiunge monsignor Claudio Baggini - lo ripeto fin dal primo giorno della mia venuta a Vigevano, non finirò mai di ringraziare il Signore per il dono che mi ha fatto chiamandomi come Vescovo proprio a Vigevano. Mi sono da subito trovato a casa mia, instaurando un rapporto immediato di dialogo e di incontro sincero con tutte le realtà territoriali e soprattutto con la gente. Sono convinto che Vigevano sia una città generosa, e lo dimostrano le numerose associazioni di volontariato che operano sul territorio e che nello stesso tempo abbia quel giusto spirito imprenditoriale che le consente di guardare sempre avanti nonostante le oggettive difficoltà. Alla città e al territorio mancano un po' le infrastrutture, soprattutto nei collegamenti, ma sappiamo che questo non dipende solo dai vigevanesi».
In aprile, l'evento storico-religioso dell'arrivo del Papa a Vigevano. Come lo ha vissuto? E trova che la città sia cambiata da allora?
«Personalmente ho vissuto la visita del Santo Padre come un grande dono che il Signore ha voluto concederci, accompagnandolo con una grazia particolare per la nostra crescita spirituale, culturale, sociale. Per questo credo che sia la Chiesa vigevanese che la città in tutte le sue realtà civili, sociali, culturali, debbano fare tesoro del ricco bagaglio che la visita del Papa ci ha lasciato. Anzitutto riascoltando le parole che Benedetto XVI ha indirizzato alla città e alla diocesi e poi anche cogliendo tutti gli aspetti che da quella storica giornata possano delineare percorsi capaci di far crescere il nostro territorio».
E' stato accolto l'invito lanciato dal Papa a 'gettare le reti"?
«A questa domanda dobbiamo rispondere giorno per giorno, misurandoci proprio con le sfide che il mondo di oggi ci mette davanti. 'Gettare le reti" per la comunità cristiana significa ricercare sempre nuove strade per l'evangelizzazione. Per la comunità civile e la dimensione culturale di una città vuol dire avere la capacità di trovare sempre percorsi nuovi per rispondere alle domande dell'uomo del nostro tempo, per migliorare la qualità della vita nella continua ricerca del bene comune».
Recentemente il Papa si è pronunciato contro la precarietà del lavoro che impedisce ai giovani di fare progetti per il futuro, di pensare a una famiglia, ai figli. Cosa ne pensa?
«Penso, anzitutto, che il Papa, per primo 'abbia gettato le reti", per provocarci in una riflessione e anche in scelte concrete su uno dei problemi più urgenti del nostro tempo e che stanno maggiormente a cuore a ciascuno di noi. La sicurezza del lavoro è certamente uno degli aspetti più importanti nella vita di una persona, proprio per progettare il suo futuro. E credo sia anche la sfida del nostro tempo, che va oltre l'aspetto puramente economico. Ciascuno deve fare la sua parte e, come ci suggerisce lo stesso magistero sociale della Chiesa, dobbiamo sempre tenere presente che 'il lavoro è per l'uomo e non l'uomo per il lavoro". Occorrerà a volte avere il coraggio di rinunciare anche a qualche profitto, pur di garantire un lavoro sicuro soprattutto ai giovani».
Nelle scorse settimane avete deciso trasferimenti di sacerdoti da una parrocchia all'altra? Non sempre i fedeli accettano con favore questi spostamenti. Come sono motivati e come spiegarli ai parrocchiani?
«E' un segno positivo che i fedeli accettino con sofferenza il trasferimento del proprio parroco, perché vuol dire che questi ha saputo farsi voler bene e ha lavorato bene. Ma gli stessi fedeli devono capire che i trasferimenti dei sacerdoti non sono dettati da una semplice logica organizzativa, ma che ritrovano diverse motivazioni, nel segno dei carismi, delle ministerialità degli stessi sacerdoti. C'è poi un aspetto fondamentale che i fedeli devono tenere presente: è la logica della fede, nella certezza che è il Signore che opera nella Sua vigna, servendosi anche di un povero Vescovo per spostare alcuni sacerdoti, ma sempre per il bene di tutta la comunità. Questa è la logica che deve sempre stare alla base di tutto».
In generale, la Chiesa sta soffrendo da tempo la crisi delle vocazioni sacerdotali. Il Seminario di Vigevano ne è escluso o è un problema che lo riguarda? Quanti sono i seminaristi presenti al momento?
«La crisi vocazionale, che ha avuto il suo culmine negli anni settanta/ottanta sta in realtà annotando segnali, se pur timidi, di controtendenza. Per quanto riguarda il nostro Seminario, dobbiamo in realtà ringraziare il Signore, perché ha voluto concedere finora alla nostra diocesi sempre nuove vocazioni sacerdotali. Attualmente in Seminario ci sono quattordici alunni, tutti che già frequentano i corsi teologici o corsi propedeutici alla teologia. Da qualche anno gli alunni del nostro Seminario frequentano i corsi teologici insieme ai seminaristi di Lodi, Crema, Cremona, risiedendo per i primi tre giorni della settimana nel seminario di Lodi, per poi tornare a Vigevano e svolgere alcune attività formative e pastorali nel nostro seminario».
Manca solo l'ultimo si, quello dei cardinali, al processo di beatificazione di padre Pianzola: pensa che potrà andare a buon fine?
«La nostra diocesi e, naturalmente in particolare le Suore della Immacolata Regina Pacis attendono con trepidazione e tanta speranza l'annuncio ufficiale della beatificazione del Venerabile Padre Francesco Pianzola. Un'attesa di fede, nella consapevolezza che anche questa sarà una grazia particolare che il Signore vorrà concedere alla nostra Chiesa e alla Congregazione fondata da Padre Pianzola. Per questo la nostra attesa sarà soprattutto di preghiera».
A Vigevano, molti si avvicinano al monastero delle Suore Sacramentine anche per cercare ascolto ai problemi quotidiani. Come interpreta questo fenomeno?
«Non lo chiamerei solo 'fenomeno", ma un 'segno". E' il segno che la gente, oggi, pur tra i ritmi frenetici della vita quotidiana, è costantemente alla ricerca di una dimensione spirituale della propria vita. La gente vuole risposte per il proprio animo, per ritrovare quella speranza e quella serenità interiore che nessun progetto umano potrà mai garantire pienamente. Per questo dobbiamo essere consapevoli dell'importanza della presenza di un monastero di clausura nella nostra città e, soprattutto un monastero dedicato all'Eucaristia. E' bello pensare che Gesù Eucaristico è ogni momento presente al centro della nostra città ed è bello pensare che là, davanti all'Eucaristia, c'è sempre qualcuno che prega, anche per noi».
E' tornato alla ribalta in questi giorni il caso della moschea che la comunità islamica vuole costruire in una via periferica della città. Cosa ne pensa?
«Credo che ogni persona abbia il diritto di pregare Dio e di vivere la propria dimensione religiosa in ogni parte del mondo e in ogni momento della vita. Dove c'è una persona o una comunità che vive sinceramente la propria fede ne trae beneficio tutta la società. L'aspetto sociale e culturale del rapporto tra le diverse religioni, naturalmente, offre diversi elementi che non si possono esaurire in poche battute, ma dobbiamo sempre credere nel dialogo e nell'impegno comune per la ricerca del bene dell'uomo, secondo la volontà del Signore».
d.artioli@laprovinciapavese.it