«Chiara e l'assassino insieme per un'ora»
GARLASCO. L'assassino è rimasto forse un'ora con Chiara, prima di ucciderla. Su una diversa tempistica e modalità dell'omicidio, starebbe lavorando la difesa di Alberto Stasi, fidanzato della vittima. «Gli spunti vengono proprio dalla relazione presentata dai Ris. Le nostre conclusioni potrebbero spingere ad indagare in altre direzioni», dice l'avvocato Giuseppe Colli. Ma i Ris puntano su Alberto. Due impronte sue sono considerate un indizio significativo. «E' suggestivo che le uniche impronte dell'indagato - scrivono i Ris - oltre a quelle sul cartone della pizza, siano proprio sull'erogatore per sapone liquido, posto sul lavabo, davanti al quale ha sostato l'omicida, con le scarpe fortemente imbrattate del sangue della vittima», e si è lavato le mani.
Una nuova pista per scoprire il killer.«Proprio valutando le conclusioni dei Ris - spiega Colli - possiamo trarre elementi per nuove valutazioni da sottoporre alla procura». Ricostruendo in modo diverso i movimenti del killer dentro la casa e come ha aggredito Chiara, quanto è stato con lei. Questo potrebbe portare una rivalutazione della tempistica complessiva, mentre il medico legale centra l'omicidio fra 11 e le 11.30 del 13 agosto. I Ris sottolineano che non ci sono impronte leggibili da attribuire a 'sconosciuti". «Questo non prova che Alberto Stasi sia colpevole. Anzi. Nel nostro ordinamento non esiste la prova in negativo. Cioé, non si arriva a indicare un colpevole per esclusione». Nella relazione - 200 pagine - sul materiale biologico e sulle impronte, i Ris spiegano che «delle oltre 100 impronte papillari rinvenute sulla scena del crimine e sugli oggetti repertati (...), 32 sono risultate utili». Di queste, 6 impronte digitali «sono riferibili all'indagato Alberto Stasi». Due sono state ritrovate sull'erogatore del sapone liquido, sul lavandino del bagno al pianterreno. Quattro invece «sul contenitore in cartone della pizza mangiata da Chiara e Alberto, la sera prima dell'omicidio». Tutte le altre impronte «sono state attribuite alla vittima, ai familiari, a un operaio che ha eseguito recenti manutenzioni (alla porta della saletta delle televisione) o al personale che ha effettuato i primi accessi alla scena del crimine».
Il Dna sui pedali deriva dal sangue di Chiara.«Si ritiene che il fluido biologico prelevato, e relativo alla vittima» sui pedali della bicicletta da uomo, sequestrata a casa di Alberto Stasi, «sia con'elevata probabilita di natura ematica», scrivono i Ris. Su pedali sono state individuate 9 tracce, di cui 8 positive ai test di laboratorio. Microtracce di sangue ("crosticine rossastre") sono state isolate nella 'staffa" di un pedale: ma il materiale è troppo esiguo per dire che sia sangue di Chiara.
Le scarpe di Alberto.«E' di rilievo tuttavia che, nonostante la sensibilità del metodo applicato sulle suole delle scarpe Lacoste indossate da Alberto quando ha scoperto il corpo di Chiara non vi sia più alcuna traccia ematica della vittima, nonostante quanto dichiarato da Stasi, e considerando quanto oggettivamente riscontrato sulla scena del crimine».